Cesare Cremonini: «Un Natale intimo non vuol dire infelice»

Cesare Cremonini: «Un Natale intimo non vuol dire infelice»

Il cantautore bolognese ha affidato a Instagram un lungo pensiero sulle feste vissute nel tempo dell’emergenza sanitaria. «Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, “come da bambini”, ma bambini non siamo più», ha scritto online

«Un Natale intimo non vuol dire infelice». Cesare Cremonini, ad Instagram, ha affidato un lungo pensiero, le congetture relative a feste che si presumono diverse. Strane. Atipiche. «Non ho ricordi recenti di un Natale da carovana, con grandi tavolate. In casa mia sopravvive l’idea di un Natale sobrio, molto tradizionale. Siamo stati in tanti anche noi, poi in quattro da alcuni anni. Ora in tre», ha scritto online il cantante, spiegando come «L’eco dei ricordi è quello delle telefonate (ancora a rete fissa) dei pazienti di mio padre per gli auguri, a cui io mi divertivo a rispondere per primo, fantasticando sui vari dialetti che si esprimevano dall’altra parte della cornetta.

Tra un dotto’ e un dutaur, con mio padre che fingeva di conoscere tutti. “Chi era babbo?”. “Non l’ho capito”. Mia madre rideva».

«Così questa festa la vivo come un “desiderio” piuttosto solitario ma ispirato da un sentimento molto comune: rivivere l’illusione dei migliori ricordi vissuti da marmocchio. L’occasione per usare gli occhi “nel modo in cui guardavamo le cose da piccoli”, come se il Natale fosse una promessa che ci hanno fatto in tempi lontani. È vero, non mantenerla è un tradimento. “Almeno a Natale”, mi rimproverava mia mamma per tenerci uniti», ha ricordato Cremonini, rileggendo Leopardi per restituire al proprio pubblico una prospettiva inedita. «Giacomo senza aver provato l’affetto di una madre e l’amore di una sola donna nella vita, con la sua poesia, ha fatto innamorare e desiderare d’essere amate tutte le generazioni venute dopo di lui. Per lui cercare quel che abbiamo visto con gli “occhi infiniti” dei bambini era un modo per spiegare che la felicità non è altro che la ricerca di un ricordo. Ed è un’indagine bellissima a cui facciamo fatica a rinunciare. Così, senza mancare di rispetto alle famiglie che vivono separate e lontane, che spero restino unite insieme ai bambini, non sento il bisogno di litigare per un desiderio così intimo da appartenere a tutti. Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, “come da bambini”. Ma bambini non siamo più e piangere non serve», ha chiuso l’ex Lunapop.

VanityFair

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