Elena Sofia Ricci: la signora delle fiction… e non solo

Non è una donna del Sud, ma vive a Napoli; non è una prostituta con tre figli di NN, ma è madre di tre ragazzi e ha un segreto inquietante da nascondere. «Sì, somiglia tanto a Filumena Marturano la protagonista di questa storia, per la sua voglia di rivincita, dimostrando come ci si rialza dai grandi dolori della vita», afferma Elena Sofia Ricci protagonista di Vivi e lascia vivere, la serie in sei puntate, ambientata a Napoli, prodotta da Rai Fiction, Bibi Film e in onda su Rai1 nella prossima stagione, firmata dal regista cinematografico Pappi Corsicato, al suo debutto con un prodotto televisivo.

Laura è una cinquantenne vigorosa. Lavora come cuoca all’interno di una mensa, ha due figli adolescenti e un’altra figlia più grande con cui intrattiene un rapporto conflittuale. E poi ha un marito, Renato, che suona a bordo delle navi da crociera: è sposata con lui da vent’anni, ma non lo vede mai. Una vita come tante fino al giorno in cui Laura, di ritorno da un misterioso viaggio, convoca la prole per dare una terribile notizia: il padre è morto in un incendio. Ma è morto davvero? «Adoro interpretare un personaggio che si trova al culmine di una crisi esistenziale – interviene Ricci – Laura, è travolta da un terremoto e deve prendere decisioni estreme per sé e per i suoi familiari. È una combattente audace, abituata a confrontarsi con le avversità. Tira fuori le unghie e si allea con un gruppo di donne per creare un’impresa di street food. Mi piace l’accostamento con il personaggio eduardiano, una di quelle figure femminili che non abbassano mai la testa».

Molto distante, però, dalla Suor Angela di Che Dio ci aiuti, con cui quest’anno ha battuto record di ascolti nella lunga serialità: «Mica tanto – ribatte l’attrice signora della fiction – Anche la mia suora è una figura autonoma. Io ho una personalità contraddittoria e ingombrante, mi piace misurarmi con personaggi diversi, per complicarmi la vita. Fra televisione, cinema e teatro, da Orgoglio ai Cesaroni, da Mine vaganti a Loro, da Pirandello a Molière ho interpretato le figure femminili più disparate e tra queste mi attirano quelle più lontane dal mio carattere, perché devo inventare, altrimenti mi annoio». E tra queste, le più difficili da incarnare? «Quelle reali che non ho mai conosciuto e, avendo visto solo le loro foto, non sapevo come imitarle. Mi riferisco a Veronica Lario, nel film di Sorrentino, una moglie che non si mostrava mai, era sempre un passo indietro al marito, e soprattutto Francesca Morvillo nella serie su Giovanni Falcone, fiction in cui sono entrata in punta di piedi con grande rispetto: sono stata orgogliosa di impersonare una donna che per amore di giustizia e per amore del suo uomo, ha perso la vita. Al suo cospetto mi sento una nullità».

Laura, però, è un personaggio inventato: «Le protagoniste dei miei film – interviene Corsicato – hanno sempre uno spiccato lato maschile, che qui si concretizza nella decisione, da parte di Laura, di inventarsi come imprenditrice: la sua passione per la cucina diventa business». Lo interrompe Elena Sofia: «E pensare che nella realtà non sono capace nemmeno di fare un uovo al tegamino!». Nel cast, tra gli altri, Iaia Forte e Massimo Ghini. Osserva Eleonora Andreatta, direttore Rai Fiction: «È una vicenda all’insegna del riscatto femminile, dove all’impegno si unisce la leggerezza, nonché un’aura di mistero». Laura è una vincente? Ribatte Corsicato: «È un archetipo matriarcale». Aggiunge Ricci: «Non è un’eroina senza macchia e senza paura. Le sue vicissitudini le fanno scoprire di non aver bisogno di un uomo accanto e di essere in grado di affrancarsi da chi l’ha ferita». Non solo signora della fiction, Ricci quest’anno ha vinto il David per «Loro» e il Premio Flaiano per il teatro in «Vetri rotti» di Arthur Miller, dove recita costretta su una sedia a rotelle: «Non è facile districarsi fra tre linguaggi artistici, ottenendo consensi dal pubblico e dalla critica». A cosa è dovuto tanto successo? «Nella mia vita ho fatto tanti anni di analisi, sono abituata a mettermi in discussione e forse ciò mi facilita nel creare empatia con il prossimo».

Emilia Costantini, Corriere.it

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