Abel Ferrara, reading poetico ispirato al “Galata Suicida”

Il regista e attore Abel Ferrara nella sede del Museo Romano a Palazzo Altemps ha recitato alcune poesie dello scrittore e poeta Gabriele Tinti ispirate al ‘Galata Suicida’, parte di un gruppo di alcune repliche romane ricondotte al grande Donario fatto costruire da re Attalo I a Pergamo per celebrare la vittoria definitiva sui barbari Galati avvenuta sul fiume Caico nel 240 a.C. I Greci provavano una grande ammirazione per la forza e il valore di quest’ultimi che, così si narrava, combattevano nudi e senza armature. Il guerriero si uccide per non cedere al nemico affondando fiero e risoluto la spada nel proprio collo senza curarsi della “perduta vita né del trofeo” (Byron, ‘Childe Harold’, canto IV).
Con la propria poesia Tinti ha cercato di restituire il lirismo degli istanti ultimi attraverso il canto del coraggioso combattente che preferisce darsi la morte alla prigionia. “In un epoca in cui le statue vengono offese, oggi vogliamo dimostrare che hanno una voce alla quale rispondere o incarnare non con la violenza ma con la poesia”, spiega il poeta.
 Abel Ferrara ha aderito al progetto ‘Canti di pietra – Incipit Tragoedia’ costituito da una serie di epigrammi, elegie, lamenti che lo scrittore Gabriele Tinti ha composto ispirandosi alla collezione epigrafica delle Terme di Diocleziano del Museo Nazionale Romano e di alcuni dei maggiori musei d’arte antica. Le letture, che sono state pubblicate sul sito del Ministero dei Beni culturali, fanno parte del progetto nato, come dichiara lo stesso Tinti, “dalla volontà di tener vivo il legame necessario che ci unisce alle ritualità del passato. Legame evidente nelle numerose pathosformeln, formule di pathos che perdurano, così come Warburg vedeva nell’arte, anche nella letteratura”. La inscriptio su materiale durevole era uno dei linguaggi attraverso il quale gli antichi affidavano la propria resistenza all’effimero dell’oralità, la volontà di conservazione della parola nel tempo così come il proprio desiderio di comunicare pubblicamente o semplicemente di esibirsi e mettersi in mostra. 
 Tinti raccoglie queste suggestioni creando una serie di testi che affida all’interpretazione dell’attore combinando così l’impressione della parola parlata con il coinvolgimento visivo delle parole. ‘Canti di pietra’ rientra nel più complesso ‘Rovine’, progetto di Tinti che raccoglie una serie di letture dal vivo di fronte alla statuaria classica, che ha visto coinvolti negli ultimi anni alcuni importanti attori (tra i quali Kevin Spacey, Joe Mantegna, Marton Csokas, Robert Davi, Burt Young, Malcom McDowell, Vincent Piazza, Franco Nero, Enrico Lo Verso, Luigi lo Cascio e Alessandro Haber) e alcuni dei maggiori Musei al mondo come sono il Metropolitan di New York, il J. Paul Getty Museum ed il LACMA di Los Angeles, il British Museum di Londra, il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e di Palazzo Altemps, la Gliptoteca di Monaco i Musei Capitolini, il Museo dell’Ara Pacis, il Museo Archeologico di Napoli e molti altri ancora.     
    ‘Rovine’ è stato insignito del Premio Montale fuori di casa 2018 per la poesia ed è stato recentemente scelto per celebrare il riallestimento delle collezioni del Getty Villa, per proseguire il dialogo iniziato con la mostra di artisti contemporanei ‘Plato in LA’ in occasione della quale alcuni dei più celebrati artisti del panorama odierno hanno reinterpretato l’impatto di Platone sul mondo contemporaneo.     In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, il 21 marzo scorso il Museo Nazionale Romano ha presentato la prima audio guida poetica museale al mondo con testi di Tinti e letture di Marton Csokas, Alessandro Haber, Franco Nero e Kevin Spacey.

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