Le privatissime confidenze di Corona sul Viagra: “Il mio pene non vuole pensieri”

Fabrizio Corona parla della sua vita privatissima dopo gli anni passati in carcere

Fabrizio Corona non è di certo un personaggio che passa inosservato. Così non lo è mai stato e mai lo sarà.

Dopo aver perso un dente in diretta a Verissimo e dopo averci riso su, ma soprattutto dopo la sua autobiografia Non mi avete fatto niente, l’ex re dei paparazzi rilascia un’intervista piccante al Corriere della Sera. Perché non gli bastava paragonarsi a Dio nel suo libro, (“È tutto un po’ romanzato”. Si giustifica), ora Fabrizio Corona vuole mettere ancora un po’ di carne sul fuoco. Non era già abbastanza pieno il piatto? A quanto pare – per lui – no.

Ma passiamo all’intervista. Corona ribadisce il suo amore per Belen Rodriguez, spiega di aver organizzato a puntino la paparazzata della prima uscita con Asia Argento, parla del carcere e finisce sulla sua vita privata. Anzi: privatissima. Dopo aver confessato che ancora lavora in nero, “ma poi emetto un’autofattura. Dichiaro tutto”, va a finire sul Cialis, alias Viagra.

“Ha scritto che prende il Cialis perché ‘dopo il carcere, a causa delle troppe medicine, non riusciva più ad avere un’erezione'”, dice il giornalista del Corsera. Ma Corona smentisce anche se questo fatto intimo lo aveva già tirato fuori in passato: “Non è così. Non sono impotente”. E allora cosa c’è? “Posso usare un termine volgare? – dice Corona -. È un detto: il pene non vuole pensieri. Con tutti i pensieri che ho, mi è difficile staccare il cervello e dedicarmi al sesso o all’amore, allora prendo il Cialis”. Chiaro no?

Nella lunga intervista, poi, si dilunga anche a parlare del fatto che in carcere il suo chirurgo plastico gli faceva visita, lavorativamente parlando. “Io lavoro con la mia immagine – spiega -. Sono rifatto completamente, anche se non si vede. Però, se ti metti filler e Botox e hai le cartelle cliniche, devi ricontrollarli. Ogni due o tre mesi faccio Botox, filler, trattamenti vari. A controllare, non poteva iniettare. Poteva spalmare”.

Anna Rossi, il Giornale

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