De Palma, il reggaeton è la mia strada

Da rap a ritmi latini, “ma non così lontani”. Esce album Uebe.

All’inizio fu il rap. Poi l’anno scorso la virata verso ritmi più latini. E oggi, Fred De Palma, 30 anni a novembre, ha conquistato, a colpi di dischi d’oro e di platino, il titolo di “Love King del reggaeton“.

“Le etichette non mi piacciono – racconta lui, all’anagrafe Federico Palana – anche perché in musica non ci sono e non ci possono essere barriere. Sono però orgoglioso di aver trovato la mia strada con questo genere musicale e di esserne diventato il rappresentante italiano“.

I numeri gli danno ragione: dopo il successo dell’anno scorso con il brano “D’estate non vale” in duetto con la pop star latina Ana Mena, la coppia ha sbancato anche nell’estate 2019 con “Una volta ancora”. Da cinque settimane in vetta alla classifica dei singoli più venduti, n.1 sulle piattaforme digitali e un video che si avvia a superare i 60 milioni di visualizzazioni. Un’estate da re, coronata ora dall’uscita, il 13 settembre, del nuovo album dal titolo enigmatico “Uebe” (Warner).

“Nessun messaggio criptato – scherza il giovane artista, raggiunto al telefono -. Non c’è una traduzione vera e propria, è la mia storpiatura per la parola baby ed è il mio modo di ribadire il concetto che questo disco rappresenta qualcosa di nuovo, che prima non esisteva per quanto riguarda il panorama italiano”.

Il reggaeton in Italia è sempre stato associato a qualche tormentone estivo in arrivo da Spagna o America Latina. “Le barriere, come non esistono a livello di generi, non esistono neanche più a livello geografico. L’Italia è pronta a ricevere influenze dall’estero, facendole sue”, spiega ancora Fred De Palma che per il nuovo disco ha voluto con sé tanti amici e colleghi. Oltre ad Ana Mena (con la quale canta anche un brano in spagnolo, Se iluminaba), in Uebe spuntano duetti con Sofia Reynes, Emis Killa (“c’è stima reciproca”), Boro Boro, Shade (“mio fratello”), Baby K (“la queen dell’estate non poteva mancare”). Fred, però, non rinnega niente e qua e là nel disco non manca qualche omaggio al passato: “Il rap e il reggaeton non sono poi mondi così lontani: entrambi arrivano dalla strada, dalla voglia di fare musica, entrambi sono generi urban. E non è tanto la struttura a discostarsi, quanto il sound. In ogni caso non è nelle mie intenzioni tornare sui miei passi. Ho trovato la mia dimensione”.

Del reggaeton ama le atmosfere più spensierate, “ma non per questo deve essere considerato stagionale. Nel disco ci sono anche brani più ‘autunnali’ come Uebe e Bahamas, o la ballad Il tuo profumo”. Del rap gli rimane addosso un’immediatezza del linguaggio, a volte un po’ rude, a volte un po’ sopra le righe. Come nella intro “Fatti così”, quando rivolgendosi a un’ipotetica donna canta “ti piace violento, ti sbatto sul mio letto”. “Non voglio essere frainteso – si precipita a precisare -. Non voglio passare per maschilista né istigare alla violenza. Tantomeno sulle donne. E’ piuttosto un’immagine legata a un racconto, con un gergo un po’ spinto. Credo che la musica sia come guardare un film: quello che ascolti va ‘interpretato’. So che abbiamo una responsabilità nei confronti di chi ci ascolta ed è per questo che io non sono mai negativo nei miei brani”. Alla soglia dei 30 anni (“non mi sembra che sia cambiato tanto, ma forse la mia svolta musicale è arrivata al momento giusto: è l’anno zero”), si dice soddisfatto per quello che ha raggiunto (“con fatica e senza scorciatoie, neanche quelle dei talent, anche se il giudice lo farei”). Il futuro? “Non tradire me stesso e il pubblico”.

Ansa.it

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