“Vacanze di Natale” non è un cinepanettone

(di Tiziano Rapanà) Penso sia eccessivo il mito di Vacanze di Natale che resta vivo – e inaspettatamente vitale – a quarant’anni di distanza. La gente corre al cinema e rivede felice le gesta del triste demi-monde che resiste a tutto, tranne al “mantecato de mamma”. Rispetto l’entusiasmo delle persone, solo un fesso può criticare con il ditino alzato le scelte altrui. Prima o poi la nostalgia degli anni Ottanta finirà nell’oblìo e vivremo nella gioia del presente. Purtroppo è ancora il tempo della tribolazione con le canzoncine synth pop di quegli anni, battute come “Alboreto is nothing” e via così. I fratelli Vanzina hanno realizzato film meravigliosi (Tre colonne in cronaca, Il pranzo della domenica, Il cielo in una stanza; la lista è lunga), ma vengono ricordati per la loro creatura meno artisticamente significativa. Jerry Calà ha dimostrato di essere un attore di razza, con Marco Risi (Un ragazzo e una ragazza), Gian Luigi Polidoro (Sottozero) e Marco Ferreri (Diario di un vizio). Epperò tutti vogliono incollarlo nella silhouette di Billo, lo sciupafemmine che “si porta il lavoro a casa” nelle Vacanze di Natale. Così come tutti inchiodano questo film stranamente iconico nel genere del cinepanettone, un termine giornalistico ai miei occhi poco chiaro. Perché il primo Vacanze di Natale non ha portato alla nascita di un genere, è stato un successo immediato che non ha fatto proseliti tra produttori e registi (i film di Sergio Leone diedero il via allo spaghetti western, Il Decameron di Pasolini spalancò le porte ai pruriginosi “decamerotici”, Malizia di Samperi aprì le porte alle commedie sexy, il film dei Vanzina non ha ispirato la nascita di nessun emulo). Solo nel 1990, il produttore De Laurentiis decise di riprendere il marchio con due film dai grandi incassi diretti da Enrico Oldoini. Quello che c’è stato, prima e dopo, – ossia i due Yuppies, Montecarlo Gran Casinò, S. P. Q. R. – non può nemmeno essere inserito nel genere natalizio. Figuriamoci nel cinepanettone. Il genere dei film natalizi nasce nel 1999 con Vacanze di Natale 2000 dei Vanzina (a 16 anni dalla venuta al mondo del presunto capostipite; e comunque considerate che nel 2000 venne il tempo del non-natalizio Bodyguards di Neri Parenti)… ergo: tutto quello che è stato detto in giro in questi giorni è inesatto. Non voglio soffermarmi sulle polemiche, perché il giudizio del pubblico è sacro. La gente ha riso per anni con questi film e non credo sia giusto demolirli. Peraltro non erano nemmeno così volgari, come qualcuno ha fatto pensare. La violenza è triviale, il continuo richiamo al successo a tutti i costi è volgare. Trovo insostenibile il tipico magma narrativo di molti film americani che insistono nel proporre storie di vendetta e dominio del capitalismo su ogni sfera dell’esistente.  

tiziano.rp@gmail.com

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