Marco Carta assolto per il furto alla Rinascente di Milano

Assolto Marco Carta “per non aver commesso il fatto”: nel processo che vede imputato il giovane cantante, accusato del furto di magliette del valore di 1.200 euro alla Rinascente per il quale fu arrestato il 31 maggio, oggi i giudici hanno deciso. Il pm di Milano Nicola Rossato aveva chiesto una condanna a 8 mesi e 400 euro di multa. La difesa rappresentata dagli avvocati Simone Ciro Giordano e Massimiliano Annetta aveva chiesto invece l’assoluzione piena. Il suo legale gli ha comunicato la notizia dell’assoluzione al telefono, Carta ha risposto in lacrime “grazie, è finito un incubo”. La procura, da quanto si apprende, impugnerà la sentenza di assoluzione. Carta, vincitore di “Amici” nel 2008 e del Festival di Sanremo nel 2009, non era presente in aula davanti al giudice di Milano Stefano Caramellino della sesta penale, dove questa mattina sono stati proiettati i video delle telecamere di sorveglianza del grande magazzino. “Non facciamo previsioni – avevano detto prima della sentenza gli avvocati Giordano e  Annetta – ma siamo fiduciosi, come lo siamo sempre stati”. E ancora: “Non abbiamo formulato subordinate o formule assolutorie che non fossero quelle dell’assoluzione piena. Non abbiamo  nemmeno evocato il dubbio della vecchia insufficienza di prove, tanto siamo certi di quello che abbiamo detto”.

La scorsa udienza era stato stralciato il procedimento a carico di Fabiana Muscas, l’infermiera 53enne che quella sera fu arrestata assieme a Carta (per lei l’arresto fu convalidato, per il cantante no). La donna, assistita dal legale Giuseppe Castellano, ha chiesto di essere ammessa all’istituto della messa alla prova, ovvero di potere svolgere lavori di pubblica utilità in un’associazione che si occupa di donne vittime della tratta della prostituzione a Cagliari e il giudice deciderà se accogliere la richiesta nell’udienza del 17 dicembre.

Questa mattina i difensori di Carta hanno continuato a sostenere che, dalla proiezione dei video in aula, risulterebbe “tutto quello che è stato detto dalla difesa, ovvero che la signora (Fabiana Muscas, ndr) è entrata nel camerino più di una volta, che non c’è la prova che sia stato Carta a entrare nel bagno a lasciare gli antitaccheggio che sono stati poi ritrovati lì, anche perché dalle immagini emerge che quella massa di antitaccheggio non potesse essere occultata nelle tasche di una persona che porta i jeans aderenti”.

Repubblica.it

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