Sergio (Radio Rai): non cambiare Ter è una sconfitta per tutto il sistema radio

Mentre gli accordi su Radio Player vanno avanti con grande sintonia da parte di tutti gli editori radio, il tema ascolti continua a essere al centro delle polemiche.

Nell’ultimo cda di Ter-Tavolo editori radio, la Rai ha votato contro la prosecuzione della ricerca nelle modalità attuali, a differenza degli altri editori radio che hanno approvato la ricerca così come è oggi. «Questo», ha commentato Roberto Sergio, direttore di Radio Rai, «nonostante le tante critiche rivolte alla metodologia di ricerca non solo da Rai ma anche dagli altri partner. Siamo di fronte a una ricerca non adeguata, limitativa e nata su presupposti oggi superati. Abbiamo suggerito correttivi e modifiche per renderla più in linea con i tempi. Ma nonostante le dichiarazioni di tanti, alla fine tutti hanno votato per il proseguo di Ter così com’è, a parte i tre consiglieri Rai. Una sconfitta non per Rai, ma per il sistema radio in Italia che, mentre si appresta a lanciare app e soluzioni digital only, dall’altro si presta a farsi misurare con metriche obsolete. Con il risultato che più tutti noi spingeremo nella direzione dell’ascolto on demand, della visual radio, dei canali verticali, più la ricerca si scosterà dalla realtà, fotografando un mondo che non esiste».

Radio Ter è una ricerca Cati che si basa sul ricordo e sulla ricostruzione dell’ascolto, per quarto d’ora e per ciascuna delle emittenti iscritte (264 nel 2019, di cui 17 nazionali e 243 locali). La critica è che premia la notorietà dei brand, favorendo le emittenti che beneficiano di un maggior livello di memorabilità. Lo stesso Comitato tecnico di Ter aveva individuato nell’impianto metodologico della ricerca diverse aree di intervento che sono attinenti ad aspetti fondamentali in qualsiasi indagine statistica: la rappresentatività campionaria, l’efficienza della ponderazione, la complessità del questionario.

«La ricerca», ha spiegato Sergio, «si fonda su un questionario complesso e articolato, con numerosi rimandi tra le sezioni ed elevati rischi di errore o approssimazione e una durata dell’intervista estremamente variabile. Inoltre, da tempo molti consiglieri di amministrazione oltre che membri del comitato tecnico hanno espresso forte preoccupazione sulle differenze tra i due istituti che realizzano le interviste: GfK e Ipsos (diversa modalità di generazione dei numeri telefonici, software diversi per la gestione delle interviste, diverse modalità di somministrazione del questionario). Peraltro, parliamo di differenze che gli stessi istituti definiscono non superabili».

Le proposte di Sergio riguardavano l’introduzione dei meter, ovvero di dispositivi in grado di rilevare l’audio ascoltato, a integrazione della ricerca Cati per la misurazione non solo dell’ascolto lineare ma anche del digital e dell’on demand.

Il direttore ha poi proposto di intervenire sulla ponderazione che in alcuni casi (istruzione e professione) impone correttivi che possono incidere sui livelli di ascolto, dimezzando i pesi delle classi più elevate e moltiplicandoli sui profili più bassi. «Di fatto nulla è passato, nonostante la disponibilità e l’impegno, nel tentare una mediazione, del presidente di Ter Marco Rossignoli», ha concluso Sergio che ha anche rimarcato come nel Tavolo editori radio non sia rappresentato il mercato pubblicitario, «in netto contrasto con quanto rimarcava Agcom già nel 2017».

ItaliaOggi

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