Napoli a mano armata Il clan di “Gomorra” ora conquista il centro

Viaggio sul set della terza serie in onda su Sky in autunno. Con due volti nuovi

Un garage buio. Le moto. I tavoli da biliardo. E Ciro che sta pianificando insieme ai suoi uomini un assalto al clan rivale.
Ma quel garage non è in qualche anfratto di Scampia, ma in pieno centro storico a Napoli, quartiere Forcella. È una scena della terza stagione di Gomorra, le cui riprese stanno terminando in questi giorni nella città campana. Set aperto ai giornalisti per dare al pubblico un primo giornalisti dell’attesa serie che andrà in onda in autunno su Sky Atlantic. Le riprese di Ciro mentre si muove nei Bassi di Napoli ci portano al nocciolo centrale della trama dell’ultima parte della storia che racconta le faide tra i clan in lotta per il controllo del territorio: le piazze del commercio di droga di Scampia-Secondigliano sono chiuse per il controllo rigido della polizia e, per fare affari, le bande decidono di muoversi verso il centro storico. Questo è il contesto che sposta il racconto dalla periferia degradata ai luoghi più suggestivi di Napoli. Ma i protagonisti della serie devono fare anche un percorso interiore, dopo le macerie, le devastazioni e i lutti personali che si sono lasciati dietro. Il protagonista Ciro, su di tutti, dopo aver perso la figlia amatissima e dopo aver eliminato Pietro, il capostipite dei Savastano, deve continuare la sua strada per emergere come boss. «Raccontiamo – spiega il suo ormai famosissimo interprete Marco D’Amore – un essere umano che ha vissuto un percorso disumano e che continua la sua vita in coerenza con quel vissuto». Invece Genny (Salvatore Esposito) dopo aver lasciato ammazzare il padre, deve imparare a conciliare la nuova famiglia (gli è appena nato il figlio Pietro) con il mantenimento del potere muovendosi tra Roma e Napoli. Insomma, anche la terza serie non deluderà in quanto a intrighi, ferocia, agguati, morti ammazzati, faide. Senza dimenticare però i percorsi psicologici dei protagonisti.

«Ma come abbiamo fatto anche nelle prime due stagioni – sottolinea la produttrice Gina Gardini – la violenza non è fine a se stessa, non cerchiamo di attirare lo spettatore con la carota della ferocia. Ma è parte coerente del racconto che è sempre visto con gli occhi dei protagonisti, nati e cresciuti nel male». «Siamo coscienti – continuano i registi Claudio Cupellini e Francesca Comencini – della responsabilità che abbiamo raccontando una realtà feroce, per questo cerchiamo anche di cogliere quanto avviene nella società». «La nostra serie – sottolinea Nils Hartmann di Sky – ha alzato l’asticella della serialità italiana». Spostandosi il racconto nel centro storico, anche qui, come accadde all’inizio a Scampia con le proteste di una parte dei residenti che temevano l’immagine negativa che emergeva dalla serie, i cittadini potrebbero sentirsi offesi. «Non credo – risponde il produttore della Cattleya Riccardo Tozzi – dopo le difficoltà iniziali, siamo sempre stati accolti con grande entusiasmo in tutti i posti in cui abbiamo girato, anche alle Vele di Scampia. Segno che la città sta crescendo, che è diventata più forte, ha meno vergogna di se stessa ed è più sicura di sé. La gente ha capito che non vogliamo dare un’immagine negativa di Napoli, ma raccontare una parte di essa, che è la criminalità». Un messaggio arrivato anche all’estero, tanto che la serie è stata acquistata in 190 paesi. «La nostra forza – continua Tozzi – è proprio il territorio: mentre le serie americane sono quasi tutte realizzate negli studi, noi giriamo per Napoli». E Ciro-Marco D’Amore rimarca il concetto sfoggiando le sue conoscenze culturali. «Forcella è un quartiere molto particolare con un passato glorioso. La strada che l’attraversa è a forma di y, in greco il segno perfetto, simbolo di un fusto con le due diramazioni di adolescenza e maturità. Insomma siamo cresciuti e speriamo che questa serie possa partecipare a un dibattito civile che, attraverso un racconto tragico, serve a cambiare la città». Nella terza serie entrano due personaggi nuovi, Enzo, interpretato da Arturo Muselli, del clan dei «talebani» (che niente a che vedere con il fondamentalismo musulmano) composto da giovani criminali che vogliono emergere nei giochi di potere del centro storico e Valerio (Loris De Luna), ragazzo della buona borghesia napoletana attratto dal male. Chissà se arriveranno vivi alla quarta serie, già progettata e in fase di scrittura.

Laura Rio, Il Giornale

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