«Sex and the City»: arriva lo spin-off sulle cinquantenni

Dopo aver cercato di dare un seguito alla serie madre, la Paramount Television si è aggiudicata i diritti di «Is there still Sex in the City?», nuovo romanzo di Candance Bushnell. Al centro, la vita di alcune donne dell’Upper East Side alle prese con il sesso e gli «anta»

I no, a Hollywood, sono arrivati a raffica. Nessun revival, nessun film a raccoglierne il successo. Sex and the City sarebbe rimasto memoria di chi abbia potuto vivere i primi anni Duemila. Tanto sembrava, almeno. Perché la Paramount Television, l’escamotage per rinverdire la saga, lo ha (finalmente) trovato.

Insieme alla Anonymous Content, la casa di produzione si è infatti accaparrata i diritti di Is there still Sex in the City?, nuovo e promettente romanzo di Candance Bushnell. La scrittrice, dalle cui fantasie nel 1998 è scaturita la New York di Carrie Bradshaw e compagne, si è addentrata questa volta nel mondo dorato delle cinquantenni. Di belle signore domiciliate nella parte cool di Manhattan: nell’Upper East Side dello yoga mattutino, del pilates e degli ex mariti. Candance Bushnell ha cercato di raccontare come queste donne, che in saghe meno patinate prenderebbero il nome di «milf», vivano la propria età, barcamenandosi tra appuntamenti, sesso e figli.

«Il romanzo originale di Sex and the City e la serie hanno rappresentato un punto di riferimento rivoluzionario per intere generazioni di donne, inclusa me. Siamo elettrizzati all’idea di poter continuare questa conversazione da un punto di vista molto poco rappresentato, quello delle cinquantenni, e di poter rispondere alla domanda che si pone il libro dicendo: “Sì, c’è ancora sesso in città”», ha dichiarato la presidente di Paramount Television, Nicole Clemens, senza nulla specificare riguardo il cast.

Is there still Sex in the City?, dal quale la Clemens aspira a trarre una serie tv, non è un sequel di Sex and the City. Ma Sarah Jessica Parker e compagne si erano fermate là, alla soglia degli –anta. Ritrovarle, dunque, sarebbe un’ipotesi ragionevole. E un buon modo, eventualmente, di giustificare qualche assenza che, altrove, non sarebbe perdonabile.

Claudia Casiraghi, Vanity Fair

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