Covid, Istat: donne più colpite dalla crisi, 470mila occupate in meno

Il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia

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La crisi dovuta al Covid ha interessato di più il Sud, i giovani e “soprattutto le donne”. Così il presidente IstatGian Carlo Blangiardo, in audizione sulla Manovra presso le commissioni bilanci di Camera e Senato. Le donne sono infatti “maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito dalle restrizioni) e in lavori precari: nel secondo trimestre del 2020 si

contano 470mila occupate in meno” rispetto allo stesso periodo del 2019. Il tasso di occupazione femminile 15-64 anni, ha sottolineato Blangiardo, “si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia. I dati sull’occupazione femminile in Italia permangono preoccupanti nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore di quello maschile”.

Acuiti divari mondo del lavoro, colpiti giovani e Sud “Gli effetti della crisi occupazionale dovuta all’emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell’area del Paese che già prima dell’emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno; in altre parole, la pandemia sembra aver avuto l’effetto di acuire i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro”. 

Acuiti divari mondo del lavoro, colpiti giovani e Sud “Gli effetti della crisi occupazionale dovuta all’emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell’area del Paese che già prima dell’emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno; in altre parole, la pandemia sembra aver avuto l’effetto di acuire i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro”. 

Paura condiziona scelta di avere figli, mai così pochi natiLa “paura” e l’incertezza dell’emergenza Covid possono condizionare la scelta di fare figli in un Paese dove “i 420mila nati registrati in Italia nel 2019 già rappresentano un minimo mai raggiunto in oltre 150 anni di Unità Nazionale”, ha detto ancora il presidente dell’Istat. “Secondo uno scenario Istat aggiornato sulla base delle tendenze più recenti” potrebbero scendere ulteriormente “a circa 408mila nel bilancio finale del corrente anno – recependo a dicembre un verosimile calo dei concepimenti nel mese di marzo – per poi ridursi ulteriormente a 393 mila nel 2021”.

Tgcom24.mediaset.it

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