Il caso Cucchi è diventato un film prodotto da Netflix

Sarà presentato a Venezia. La sorella Ilaria: “Nessun riscontro economico per me. È un atto dovuto”.

Il primo ciak a novembre, ieri l’uscita del trailer ufficiale, “Sulla mia pelle”, il film prodotto da Netflix, opera prima di Alessio Cremonini, sulla storia del giovane Stefano Cucchi vedrà presto la luce. E non sarà una luce qualsiasi ma quella dell’apertura della sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia. Un palcoscenico importante per una storia che appare necessaria, ancor di più ora che in tribunale si è arrivati ad una svolta decisiva, ora che in aula non si parla più di crisi epilettiche o cadute dalle scale ma di pestaggio. La storia di Stefano, il ragazzo romano barbaramente ridotto in fin di vita il 22 ottobre del 2009 mentre si trovava in custodia cautelare nelle mani dello Stato, arriva al cinema come quello che potrebbe rappresentare, si spera, l’ultimo atto, celebrativo, della battaglia intrapresa dalla famiglia, in particolare dalla sorella Ilaria, per ristabilire la verità sulla morte del giovane. Un film che assume dunque un significato particolare così come ci conferma la stessa Ilaria raggiunta al telefono:

Sicuramente è un momento molto importante che consente, in qualche maniera, per quello che è possibile, di restituire dignità a Stefano.”Lei ha già visto il film, si è già vista sul grande schermo interpretata da Jasmine Trinca, che sul suo ruolo già qualche mese fa aveva dichiarato a Repubblica “È importante che su questa vicenda si faccia un film, il cinema può essere un valido mezzo di testimonianza”.

Non voglio dare nessuna anticipazione ma posso dire che è assolutamente da vedere. Per noi dal punto di vista emotivo rappresenta qualcosa di molto importante e sicuramente sarà uno strumento per aprire le coscienze. Anche se io ritengo che le coscienze delle persone comuni siano già aperte, ora che anche in tribunale si parla della verità.

Il cinema che smuove le coscienze, che racconta la verità anche quando sveste i panni del documentario. Un cinema messo al servizio della storia anche, perché di storia contemporanea stiamo parlando, perché quello di Stefano non è solo un fatto di cronaca fine a se stesso, ma ha ridisegnato negli anni, soprattutto grazie anche ad una lotta serrata e condotta con tenacia dalla sorella Ilaria, l’idea che il cittadino ha delle forze dell’ordine, un po’ come successe per la mattanza alla Diaz durante il G8 a Genova (altro evento finito sul grande schermo). La cronaca che diventa storia insomma, la storia che tenta di non dimenticare e imparare la lezione, affinché mai più possa ripetersi una morte nell’ultimo posto dove ci si aspetterebbe di morire, per mano di quella che dovrebbe essere l’ultima immaginabile di un assassino.

Quello che mi auguro è che questo film possa servire, possa contribuire per fare in modo che non accada mai più. Così come avevo promesso a Stefano l’ultima volta che l’ho visto, o meglio che ho visto quello che restava di lui, che avrei fatto in modo che non finisse lì. Ricordo, osservavo l’espressione di quel corpo martoriato e continuavo a chiedermi come era stato possibile morire in quella maniera, come era stato possibile che degli esseri umani avessero ridotto in quella maniera un loro simile. Gli chiesi scusa, era colpa mia, non avevo capito, ma giurai che non sarebbe finita lì. Ecco, siamo in una fase delicatissima della nostra vicenda processuale nella quale tutte le verità finalmente stanno emergendo, dove si prospetta un quadro addirittura peggiore di quello che avremmo mai potuto immaginare; e mi riferisco al fatto che la mia famiglia è stata sottoposta ad anni e anni di processi sbagliati, 73 udienze sono tantissime, un’infinità di tempo, tolto alla mia vita normale, alla mia quotidianità, ai miei figli, al mio lavoro…ed era tutto sbagliato. C’erano delle persone che già dai primi istanti sapevano tutto e a quelle persone non è importato niente di tutto ciò che la nostra famiglia, sulle proprie spalle, stava portando avanti. Tutto si è svolto sulla nostra pelle, sul nostro dolore, nell’indifferenza totale. Io mi rendo conto che adesso siamo alla resa dei conti e spero che si vada fino in fondo, sia per quanto riguarda i responsabili della morte di Stefano sia per tutti coloro che coprendoli, nascondendo le loro responsabilità in tutti questi anni, hanno fatto in modo che altri loro colleghi magari si sentissero legittimati ad agire nella stessa maniera.”Una verità quindi che finalmente viene fuori, un film presentato in uno dei più importanti festival del panorama cinematografico mondiale che ne celebra la storia consegnandola ad un universo che rende poi difficile ignorare prima e dimenticare poi. Quella promessa a Stefano, o a quello che ne rimaneva, probabilmente non poteva essere mantenuta più di così.

Si, credo proprio di si, e credo che Stefano lo sappia. Questo non ci restituirà Stefano ed io ovviamente non avrò alcun tornaconto personale, economico, da questa operazione, però è qualcosa di importantissimo che sto facendo per mio fratello e al quale lo dovevo.”

Spero che il cinema possa essere uno strumento per fare informazione, per riflettere e per ricercare la verità. Cercheremo di far aprire gli occhi a chi ancora, per qualche motivo, non è riuscito a farlo” sono queste le parole di Alessandro Borghi, l’attore che si è preso la grossa responsabilità di interpretare Stefano Cucchi, pronunciate lo scorso giugno in occasione della convention per i 30 anni di Lucky Red. Un impegno non solo evidentemente lavorativo, come si evince dalle dichiarazioni, ma anche morale, e anche certamente fisico, dato il palese mutamento dell’attore romano che si nota nel trailer; d’altra parte il povero Stefano al momento della morte pesava appena 37 Kg.Il film dopo l’esordio a Venezia uscirà al cinema e sarà disponibile, dal 12 settembre, sulla piattaforma Netflix, e bastano 30 secondi per far crescere esponenzialmente l’attesa per un’opera che si preannuncia imperdibile.

Gabriele Fazio, Agi

Tag:, , , , , , , , ,