Fa discutere e arrabbiare il film sui Queen che nasconde l’omosessualità di Mercury

Ancora polemiche su “Bohemian Rapsody”, in uscita da noi il 2 novembre

La sessualità di Freddie Mercury, frontman dei Queen, ora al centro del biopic Bohemian Rapsody, fa discutere.Nel trailer del film biografico interpretato da Rami Malek e diretto da Dexter Fletcher e Bryan Singer, infatti, il leggendario Mr. Robot appare mentre flirta con una donna, facendole gli occhi dolci, senza cenno alcuno alla sua preferenza per gli uomini. «Cara 20th Century Fox: Freddie è morto di AIDS per aver fatto sesso con uomini. Fai di meglio», twitta indignato il regista e produttore Bryan Fuller, 52enne gay dichiarato. Mettere la gayezza della rockstar sotto il tappeto «per rendere più appetibile il tuo film è orrendo», rincara Saturated Phat,rivolgendosi alla produzione: il suo tweet è uno dei molti, che piovono sul controverso biopic.E adesso Bohemian Rapsody rischia di diventare il nuovo movimento #MeToo: l’omosessualità sfolgorante di Mercury e la sua condotta promiscua hanno coinciso con la battaglia per i diritti gay, che non verrebbero rispettati dalla regia. Di fatto, il film, distribuito in Italia il 2 novembre e negli Usa a Natale, è nato all’insegna delle dispute. Inizialmente, nel ruolo di Freddie, morto di Aids il 24 novembre 1991 a 45 anni, doveva calarsi Sacha Baron Cohen, che nel 2013 rinunciò alla parte per divergenze artistiche con i membri della band. I problemi erano sorti perché l’attore voleva entrare nei dettagli della vita di Mercury, che aveva uno stile di vita estremo e dissoluto, mentre il resto dei Queen puntava a sottolineare la forza della band, capace di andare avanti senza Freddie. Così, nel dicembre 2013 Ben Whinshaw prese il posto di Cohen, ma la 20th Century Fox si vide costretta a licenziare il regista Bryan Singer. Al suo posto, fu chiamato Dexter Fletcher, che terminerà le riprese tra mille difficoltà.Per il momento, l’inconfondibile ghigno di Freddie, risultato di quattro denti in eccesso nella parte posteriore della bocca, pare ben imitato dal trucco di Rami Malek, bravo ma privo del magnetismo della rockstar. D’altronde, già la colonna sonora vale il prezzo del biglietto e la voce di Farrokh Bulsara, vero nome di Freddie Mercury, è potente ed emoziona ancora. Sui ritmi trascinanti di classici come Bohemian Rapsody e We Will Rock You scorrono le immagini del biopic incentrato sui primi quindici anni di carriera dei Queen, dalla nascita al famoso concerto Live Aid del 1985. Né manca la dinamica tra il geniale Mercury, facile all’ira e alla noia (detestava gli assolo del chitarrista Brian May,per lui troppo lunghi), e il resto della band. Sicchè, si ha l’impressione che si veda più la storia dei Queen, rispetto alle selvaggerie del frontman di Zanzibar.Bohemian Rapsody è strutturato in tre parti: nella prima, si spiega come nasce la band; nella seconda c’è il Live Aid e nella terza Mercury capisce che sta morendo. Qualche flashback e l’esperienza di quel memorabile concerto al Wembley Stadium, davanti a 72.000 persone, fanno rivivere il carisma di un’icona amatissima, con quei baffetti alla Clark Gable, la stola regale sulle spalle nude e il microfono brandito come uno scettro.

Cinzia Romani, ilgiornale.it

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