“Mentre ero via”, la bella sorpresa di Rai1

(di Tiziano Rapanà) Ieri sera avevo un po’ di remore a guardare Mentre ero via, la nuova fiction di Rai1, che si propone come sostituta del cuore dei telespettatori dell’immarcescibile serie Che dio ci aiuti. “Remore? Addirittura! Esagerato”, già le immagino le vostre considerazioni. Ed avete pure ragione: una fiction è solo una fiction. Ma da cinefilo (forse ex, non amo più i film come una volta) quale sono, l’arrivo di un prodotto diretto dal maestro Michele  Soavi mi procura un paradossale stato d’animo di diffidente attesa. Diffidente, perché potrebbe deludermi per l’ennesima volta. Io sono un amante del cinema di genere all’italiana. Amo i film di Lucio Fulci, Joe D’Amato, Umberto Lenzi e ovviamente lui il grande Soavi, che di quella scuola fu allievo (se ricordo bene, recitò ad alcuni film di Fulci). Soavi ha girato capolavori come Deliria (prodotto dallo stesso D’Amato) e La chiesa. Poi si è perso nel purgatorio delle fiction, girando a volte cose discrete e a volte pessime. Ultimamente c’è stato un suo ritorno al cinema con il film La Befana vien di notte ed è stato deludente. Ora, questo nuovo prodotto – visti i precedenti – come avrei dovuto attenderlo? Con trepidazione o scetticismo? Ovviamente ha prevalso lo scetticismo, ma devo dirvi che – attenendomi al giudizio della prima puntata – è stata una sorpresa. Mentre ero via è una fiction nata dal duo Cotroneo e Rametta noto per l’ingegnosità delle loro storie per la tv (la più interessante forse è Tutti pazzi per amore, serie interpretata da Emilio Solfrizzi, che ha il difetto di essersi concessa l’inutile e terribile terza stagione: bisognava concludere la fiction con quel bel secondo atto, che peraltro aveva un finale perfetto). La serie è composta da sei puntate e propone una trama complessa ed avvincente. Tutto ruota intorno a Monica (Vittoria Puccini) una donna e madre dell’alta borghesia capitolina che si ritrova travolta degli eventi della vita. Diventa testimone di un omicidio: il marito uccide l’amante di Monica. Muoiono entrambi. E anche lei non se la passa bene: dopo aver tentato di fuggire dal luogo del crimine, diventa vittima di un incidente che la porta ad un coma profondo. Dopo 4 mesi si risveglia e non ricorda più nulla… degli ultimi 8 anni della sua vita. La fiction si premura di ripercorrere questi esercizi di memoria, vissuti tra l’ostilità della famiglia del marito defunto e l’appoggio imprevisto del fratello dell’amante di Monica, interpretato da Giuseppe Zeno. Vi ho raccontato fin troppo, perché se non avete visto la prima puntata dovete recuperarla assolutamente su RaiPlay. Non merita elogi sperticati: meglio non esagerare, si tratta solo del primo atto, però non si può non guardare positivamente l’intensa interpretazione di Vittoria Puccini, il ritorno in tv di un gigante del teatro come Mariano Rigillo, l’arditezza della messa in scena di Michele Soavi (e a tal proposito, vista la felicemente sfacciata esibizione di creatività presente in puntata, mi verrebbe da dirgli: “Bentornato, maestro!). Non è tutto oro quel che luccica, ci sono alcuni punti morti, lungaggini inutili. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, allora ci si trova di fronte ad una grande fiction che ha tutti i numeri per diventare un importante successo della stagione.  La prima puntata ha raggiunto un ottimo risultato: ha conquistato il 23,9% di share. Ho la netta impressione che il successo sarà il felice tormento anche delle successive puntate. Unica pecca: Giuseppe Zeno si è visto poco. È apparso solo nella seconda parte. Comunque anche in versione ridotta, Zeno ha dimostrato di essere un attore superlativo. Presumibilmente l’attore nelle prossime puntate avrà una presenza più incisiva.

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