Tim Burton compie 65 anni, 10 curiosità sul regista di Batman, Beetlejuice e Mercoledì

Il 25 agosto del 1958, in un sobborgo di Los Angeles che sarebbe del tutto insignificante non fosse la “Media Capital of the World”, nasceva Tim Burton. Il regista che ha contribuito a costruire l’immaginario dark-gotico di almeno un paio di generazioni di giovani cresciuti tra gli anni ’80 e i ’90 compie 65 anni.

Autore di capolavori come Edward Mani di Forbice e Nightmare Before Christmas, demiurgo del Batman cinematografico, autore di piccole personalissime gemme come Ed Wood e Mars Attacks, Burton ha saputo cavalcare l’onda del suo gusto per il grottesco arrivando ai vertici dell’industria cinematografica. Un caso più unico che raro di autore fuori dagli schemi che da questi schemi viene inglobato, ha avuto una produzione artistica prolifica e a tratti controversa. Ecco 10 fatti che lo riguardano che possono aiutare a capirne il genio.

Ricordiamo che Tim Burton, reduce dello strepitoso successo della serie televisiva Mercoledì di Netflix (da lui prodotta e anche, nel caso di alcuni episodi, diretta) negli ultimi mesi affianca al successo professionale anche una fortunata vita sentimentale. Da circa un anno, infatti, fa coppia fissa con una delle attrici considerate come la personificazione del concetto di bellezza: Monica Bellucci. Lo scorso giugno l’attrice italiana ha confermato le voci che già da mesi circolavano attorno alla presunta relazione, dicendo: “Quello che posso dire è che sono molto felice di aver incontrato l’uomo, prima di tutto. È uno di quegli incontri che capitano raramente nella vita”. E poi ancora: “Io amo Tim. E ho un grande rispetto per Tim Burton”, confidò a Elle France pochi mesi fa Monica Bellucci. Intervistata ora da Harper’s Bazaar España (che le dedica la cover di settembre), ha aggiunto: “Ho trovato in Tim uno spirito meraviglioso, un’anima spettacolare, qualcuno con cui condividere un mondo da sogno. È meraviglioso, certo che lo è, certo che lo è…”.

Non poteva quindi festeggiare meglio il suo 65esimo genetliaco, crogiolandosi tra successi internazionali e al fianco di una delle donne più belle, sensuale, interessanti e talentuose del globo terraqueo.

Le strade personali e professionali di Bellucci e Burton si sono incrociate, e non soltanto perché l’amore tra i due è sbocciato al Lumière Film Festival di Lione, nell’autunno 2022, a cui erano presenti tutti e due in qualità di personalità dell’industria cinematografica (Tim Burton è stato premiato e a lui è stata dedicata una retrospettiva). L’attrice italiana, infatti, fa parte del cast del nuovo film del cineasta americano: Beetlejuice 2. E infatti nel giugno 2023 Bellucci aveva affermato: “Conosco l’uomo, lo amo, e ora conoscerò il regista, inizia un’altra avventura”. Del resto con quasi tutte le sue dolci metà Burton ha lavorato, dirigendole sul set.

UN’INFANZIA INSOPPORTABILMENTE NORMALE
Timothy Walter Burton nasce e cresce a Burbank, a cavallo tra gli anni ’50 e i ’60. E quella periferia losangelina così tranquillamente borghese diventa presto una prigione per lui, che già da giovane matura la convinzione di essere un freak, un emarginato della società. Tutte quelle villette a schiera, quei giardini ordinati, quei volti sorridenti di chi esce la mattina per andare al lavoro e torna a casa la sera sono semplicemente insostenibili per lui, che cerca rifugio nell’unica cosa che glielo dà: il cinema. Anche perché a Burbank il cinema è di casa con gli uffici delle major di Hollywood.

Il piccolo Tim ama il cinema ma anche in questo ambito i suoi gusti si dimostrano presto tutt’altro che convenzionali. Divora le pellicole horror di serie B della Hammer e sviluppa una naturale simpatia per i mostri, da Dracula a Frankenstein, con cui sente di avere profonde affinità elettive. Emarginati come lui, rifiutati dalla società, ribelli, portatori di una bellezza e una emotività anti-convenzionale, i mostri sono il lato migliore del mondo laddove l’inferno è la vita “normale” di tutti i giorni. Sono elementi e considerazioni che Burton si porterà appresso nella sua produzione cinematografica, arrivando persino a ribaltare completamente i piani semantici tradizionali tra vita e morte in opere come Beetlejuice, Nightmare Before Christmas, La Sposa Cadavere.

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