MEL BROOKS, NOVANT’ANNI DI FOLLIE

L’amico Ezio Greggio: « Mi apparve e caddi ai suoi piedi» Tra i mitici film «Frankenstein Junior» e «Alta tensione»

mel-brooksPer oltre tre settimane la Cineteca di Milano gli ha dedicato una retrospettiva, un omaggio non solo alla sua lunga carriera ma soprattutto in vista di un compleanno importante. Spegne oggi novanta candeline il genio dello humour Mel Brooks. Regista, sceneggiatore, attore e produttore americano – vincitore di un Oscar, tre Grammy e altrettanti Emmy e Tony Awards – che ha divertito tutto il mondo con le sue parodie e commedie farsesche da “Frankenstein Junior” a “La pazza storia del mondo”. Fino al suo ultimo film di oltre venti anni fa “Dracula morto e contento”, al quale ha partecipato in un cameo il suo grande amico Ezio Greggio, che lo ha voluto anche nei suoi “Il silenzio dei prosciutti” e “Svitati”. Sarà proprio il conduttore e comico italiano a raggiungerlo tra qualche giorno a Los Angeles per festeggiare con lui questa importante ricorrenza, anche se Greggio ci svela: «Ci saranno pranzi, cene e regali. Ma guai a ricordargli che sono per il suo compleanno!».
Nato nel 1926 a New York, precisamente a Brooklyn, da genitori ebrei originari di Germania, Russia e Bielorussia, Melvin James Kaminsky dopo un’adolescenza complicata (i coetanei lo prendevano in giro per la sua statura) e un periodo passato al fronte, svela il suo lato comico prima in televisione e poi in radio, dove scrive le battute anche a Woody Allen. Sarà la sua seconda moglie Anne Bancroft (scomparsa nel 2005) a spingerlo verso il cinema sulla fine degli anni Sessanta. Ancora oggi Hollywood lo celebra, così come Broadway e il nostro Paese. Tanto che, alla fine dello scorso anno, ha fatto subito il giro dei social italiani la notizia che il regista avrebbe diretto il secondo capitolo di “Balle spaziali“, una delle sue pellicole più riuscite del 1987 che fa il verso a film di fantascienza come “Star Wars“, “Alien” e “Star Trek”. Per l’occasione Brooks ha detto di voler riunire il cast di allora (composto, tra gli altri, da Rick Moranis, Bill Pullman e John Candy) per iniziare le riprese alla fine del 2016 di “Spaceballs: The Search for More Money”.
Il primo lavoro di Brooks risale al 1968. La commedia “Per favore, non toccate le vecchiette” con protagonista Gene Wilder (altro suo grande amico) rischiò persino di non uscire perché considerato poco “divertente” dal produttore, ma fu il britannico Peter Sellers a convincerlo che il film meritava. Dopo “Il mistero delle dodici sedie” che prende in parte in giro le sue origini ebraiche, nel 1974 Brooks realizza la prima parodia di un film western “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”, sempre con protagonista Wilder, ispirato alla pellicola diretta da Fred Zinnemann. Sarà questo il primo successo del regista (anche produttore del film) alla pari con “Frankenstein Junior” realizzato nello stesso anno e tratto dal racconto di Mary Shelley. Seguono parodie come “L’ultima follia di Mel Brooks”, “La pazza storia del mondo” e “Alta tensione”.
Negli anni Novanta nasce l’amicizia tra il regista americano e Ezio Greggio, mentre quest’ultimo stava girando negli States “Il silenzio dei prosciutti” nel quale diede un cameo (il tassista) a Brooks. «Sono sempre stato un suo fan – ci racconta – Un’amica in comune mi disse che avevamo la stessa comicità e ci fece incontrare. Fu buffissimo. Appena lo vidi mi buttai in ginocchio come se avessi avuto un’apparizione e tra noi scattò immediatamente qualcosa». Nel 1995 sarà Greggio a fare un cameo (il cocchiere) in un film di Brooks, “Dracula morto e sepolto” con Leslie Nielsen, mentre quattro anni più tardi l’italiano vorrà l’amico al suo fianco nel ruolo di co-protagonista negli “Svitati”. In realtà, Greggio avrebbe dovuto fare un altro cameo anche in “Robin Hood-Un uomo in calzamaglia” ma per altri impegni non riuscì. Così Brooks chiamò uno dei personaggi Dirty Ezio (Ezio il fetuso). «C’è sempre stato questo modo di scherzare tra noi, anche attraverso i film che realizzavamo» ci spiega ancora Greggio che lancia una critica sulle attuali commedie americane: «Mel ha sempre costruito i suoi film sulla storia del cinema. Un’intelligenza e vocazione uniche in questo senso che oggi purtroppo non ci sono più». Qualche anno fa il regista sarebbe dovuto essere premiato al Monte-Carlo Film Festival della Commedia presieduto proprio da Greggio, ma per motivi di salute non riuscì a partecipare. «Spero di averlo ospite nella prossima edizione – annuncia il conduttore – Perché è un mito che deve continuare a essere celebrato».

Giulia Bianconi, il Tempo

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