Per Donatella Rettore diploma honoris causa: “Con l’ironia ho recuperato la mancata laurea”

Lo Iulm di Milano ha conferito all’artista la certificazione del master in Management delle risorse artistiche e culturali

Per Donatella Rettore un diploma honoris causa del master in Management delle risorse artistiche e culturali. A conferirglielo è stato il rettore dell’università Iulm di Milano Gianni Canova, che ha esordito dicendo: “Ci sono due rettori oggi su questo palco. Uno è magnifico, l’altro è “splendida splendente””. Emozionata e felice la cantautrice, 67 anni, protagonista di successi come “Splendido splendente”, “Kobra” e “Lamette”, ha racconta il suo percorso artistico “non proprio lineare” ricordando come tra le “tante cose fatte” sia mancata proprio una laurea: “Non mi sono laureata e mia madre questo me l’ha sempre ricordato”. Laurea che arriva adesso come una sorta di “ricompensa” per aver fatto, come ha sottolineato il direttore del Master Giovanni Puglisi, spiegandone le motivazioni: “Dell’ironia una leva importante nell’arco della sua prestigiosa carriera”.

Ironia e divertimento

E l’ironia nei testi e nelle parole delle sue canzoni è proprio il fiore all’occhiello di cui Donatella, come spiega, nel colloquio post conferimento della laurea, sul palco dello Iiulm, va più fiera Tra le cose di cui va più fiera: “E un istinto che si coltiva” e poi aggiunge: “Anche nelle mie trasformazioni e nei miei travestimenti non sono mai stata esagerata ma ironica con me stessa, con il mio nome. Non avevo bisogno di farmi notare ma solo di divertirmi”. 

Le motivazioni

Tra le motivazioni per il conferimento del diploma anche: “La dimensione testuale della produzione dell’artista, i contenuti che ha affrontato di volta in volta e che hanno caratterizzato aspetti e periodi della sua poliedrica personalità, il rapporto del testo verbale con il testo musicale, le identità vocali dell’artista e la sua personalità colta nel rapporto con il testo”.

La voce

In quanto alla sua voce, Donatella ammette di averla usata “in maniera maleducata. Strillavo, andava di moda Mina con Brava e la prima volta che cantai a Gino Paoli Il cielo in una stanza mi disse: “Io non sono sordo. L’importante è come si comunica, e da lì mi si è aperta una strada nuova, una ricerca della misura…”. 

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