Ciao Darwin, no alle polemiche sul patriarcato. Ma il programma è una minestra riscaldata

(di Tiziano Rapanà) Rieccolo! Torna, dopo anni di panchina, Ciao Darwin; il programma cuspide dell’idea di prima serata ridanciana di Canale 5. Giunto alla nona edizione, con un riferimento al vangelo di Giovanni che fatico a capire, il caravanserraglio di sfide bislacche e personaggi atipici si ripropone al pubblico. Lo scorso venerdì ha fatto il suo debutto in società, vincendo la prima serata con un buon 24,98% di share. Pare ci siano state polemiche diffuse sulla rappresentazione femminile nel programma, soprattutto da parte di Avvenire e Repubblica. Contrasti forti che hanno spinto oggi Libero, di Mario Sechi e Daniele Capezzone, a lanciarsi in una super difesa del conduttore (suggestivo il titolone in prima pagina: “Il Telepatriarcato. Il nuovo nemico è Paolo Bonolis”). Non mi addentro in questioni meramente ideologiche, tuttavia chiedo al sempre puntuale Andrea Fagioli di Avvenire, perché mai le donne dovrebbero ribellarsi a come Ciao Darwin le rappresenta? Il programma è un fumetto caricaturale, volutamente sopra le righe. E poi, parliamoci chiaro, ognuno risponde della propria alterità rispetto all’essere in società (e dunque anche all’essere donna). Nessuno rappresenta nessuno e tutti noi dovremmo andare incontro all’auspicio di Nietzsche, ossia divenire ciò che si è. Il problema è un altro: Bonolis non sembra più interessato al programma. Pare non voglia più gestire un prodotto, dalla durata monstre (quasi tre ore, troppe), con uno schema che si offre simile dal 1998. Da telespettatore, ho notato una stanchezza del conduttore. Come se avrebbe voluto fare altro, vedersi altrove in un differente contesto (un nuovo Senso della vita?) e non ritornare sui soliti passi di irriverenza al post darwinismo. Alla fine, si vede sempre la stessa cosa: le gare improponibili, il pubblico che fischia all’ingresso di madre natura (la bellissima Aleksandra Korotkaia), le categorie dei combattenti (Angeli contro demoni: si scomoda il brutto libro di Dan Brown senza una vera motivazione e si tira inutilmente in ballo il politicamente corretto). Il team degli autori ha realizzato un programma che non vuole tradire la smania d’intrattenimento del telespettatore. Chi guarda Ciao Darwin si aspetta un determinato numero di cose che puntualmente ritrova in puntata. Si prepara sempre la solita minestra, perché questo il pubblico vuole. L’innovazione se ne va a benedire, ma così si conquistano gli ascolti. Sempre efficace Luca Laurenti nei suoi interventi comici.

tiziano.rp@gmail.com

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