Pamela Anderson-Rami, finale al veleno

Finita la love story. L’ex bagnina di «Baywatch» accusa il calciatore. «E’ un bugiardo, aveva una doppia vita». Il difensore francese che ha giocato anche nel Milan (per ora) non replica. Ma è pronto al tackle. Si temono i supplementari

Triplice fischio. Love story finita, il Var non serve. Pamela Anderson esce dal campo devastata, lanciando accuse all’ex fidanzato, il calciatore Adil Rami. C’eravamo tanto sbagliati. Con un post su Instagram l’ex bagnina di «Baywatch» dice di sentirsi «presa in giro» e di «essere stata tradita ripetutamente».

Dove l’abbiamo già sentita? Lui, lei, l’altro. Una è di troppo, ma non per Rami, che – stando ai racconti di Pamela – ha condotto per due anni una doppia vita con due fidanzate.

Pamela entra in tackle. «I sociopatici non cambiano». E picchia duro. «Lui che scherzava sugli altri giocatori che avevano amanti in appartamenti vicini alle loro mogli. E che ha chiamato quegli uomini mostri. Ha mentito a tutti. Il mostro è lui». E Rami? Non pervenuto. Cioè: prima ha cercato di smentire le rivelazioni di Pamela con un post su Instagram, poi l’ha rimosso.

Si erano fidanzati due anni fa, in Costa Azzurra. Foto dei paparazzi, selfie, bacini e smorfie languide a favore di telecamera. Aggrappati al loro flirt, posavano sorridenti tra il Festival di Cannes e il Gp di Montecarlo. Uno era il trofeo dell’altro. Quasi vent’anni di differenza tra i due. Lei salita sul dondolo dei cinquanta, lui ancora in attività. Lei diva a prescindere, ancora issata sull’onda di una fama conquistata correndo giuliva in costume sulle spiagge della California, sogno mostruosamente proibito della generazione cresciuta negli anni 90.

Lui un onesto mestierante. Non un campione. Uno dei tanti. Con un fisico da bodyguard, l’aria dello sciupafemmine, il sorriso da catalogo, la boxe come passione. Una vita sul ring, quella di Rami. Origini marocchine, nato a Bastia, in Corsica, francese d’adozione, percorso umano non semplice. Poche possibilità in famiglia, prima di diventare professionista si manteneva lavorando come meccanico. Il tipico esemplare di «bello e dannato» che con le donne ha sempre avuto molto appeal, come possono testimoniare i suoi compagni. Prima di Pamela – aveva avuto una relazione con la soubrette parigina Sidonie Biémont. Le sue squadre: Lilla, Valencia, anche Milan per due anni (2013-15), Siviglia, infine Olympique Marsiglia, dove gioca da un paio d’anni.

Con la nazionale francese ha vinto il Mondiale in Russia, l’estate scorsa. Da comprimario, però, senza giocare nemmeno una partita. Qualche mese fa – a giustificare le sue prestazioni deludenti – aveva pubblicamente raccontato che dopo la Coppa del Mondo aveva avuto un «crollo psicologico». Proprio in quei giorni aveva chiesto a Pamela di sposarlo. Lei si era ritratta. Anche no. L’anello di Cartier, però, se l’era tenuto lei. Anzi, l’aveva dato al figlio Brandon.

Rami aveva incassato il colpo. Tipo tosto, il francese. Uno capace di andare allo scontro anche con i suoi colleghi. Di Pippo Inzaghi, che l’ha allenato quattro anni fa al Milan, di recente ha detto: «E’ una catastrofe. Se è arrivato in serie A lui possono farcela tutti». Dopo tre matrimoni falliti (con Tommy Lee, Kid Rock e Rick Salomon) e svariati flirt (l’ultimo con Assange), Pamela sembrava aver trovato in Rami l’uomo giusto. Mica vero. A calcio si gioca undici contro undici. Tre risultati a disposizione: 1, X, 2. In amore si gioca in meno, ma non finisce mai pari.

Furio Zara, Vanity Fair

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