PRINCE, L’EREDITÀ DI 150 MILIONI DI DOLLARI ANDRÀ AI SEI PARENTI PIÙ STRETTI

Il cantante, morto all’età di 57 anni nella sua abitazione-studio di Pasley Park a Chanhassen, a Minneapolis, non ha lasciato un testamento. Ma la sua fortuna, benché inferiore rispetto alle stime inziali, verrà divisa tra l’unica sorella rimasta in vita e cinque altri fratellastri e sorellastre

PrinceSi chiama Tyka l’unica sorella rimasta in vita di Prince: per la precisione è la sua unica “vera” sorella, nata dagli stessi genitori di Prince Rogers Nelson, John L. Nelson e Mattie Shaw – entrambi deceduti; ma a dividersi la fortuna lasciata dal cantante, in parti eque, avranno diritto anche altre due sorellastre e tre fratellastri: Norrine, Sharon, Duana, John, Omarr e Alfred. Sarebbero stati tre sorellastre e quattro fratellastri – tutti avuti da papà e mamma con altri partner dopo il divorzio – se Lorna e Duane non fossero morti nel 2006 e nel 2011. Sono quindi sei in tutto i “pretendenti”. Secondo la legge del Minnesota, infatti, fratelli e fratellastri vengono trattati con gli stessi criteri in caso di eredità. Tyka, che oggi ha 55 anni, due in meno rispetto a Prince, si era recentemente riavvicinata a lui dopo un rapporto estremamente difficile: per anni la donna ha dovuto lottare contro la dipendenza da crack e cocaina, arrivando persino a prostituirsi per procurarsi le droghe e per sostenere i due figli piccoli, Sir Montece Laeil Nelson e President LenNard Laeil Nelson. In attesa di risultati precisi dell’esame autoptico – il corpo di Prince è stato cremato il 24 aprile dopo un sobrio funerale celebrato in forma strettamente privata – il mistero di una brutta storia ancora poco chiara resta sull’entità reale della somma che i parenti dovranno dividersi. Secondo alcune indiscrezioni Prince avrebbe pensato di redigere un testamento ma non lo avrebbe mai fatto fino al giorno della sua improvvisa morte, il 21 aprile. Se si parlava inizialmente di 800 milioni di dollari, poi diventati 300, ora la cifra pare ridimensionata a 150 milioni. “Colpa” della personalità complessa e delle ritrosie dell’artista a “darsi” non al pubblico – in questo era generoso – quanto al “business”: un musicista che si è letteralmente ritirato dai circuiti più remunerativi della musica, gestendo la propria immagine – e i propri tour – in maniera del tutto istintiva, senza tenere conto dei tempi organizzativi e promozionali necessari. Intanto, le uniche notizie certe riguardano i suoi dischi: sono (prevedibilmente) tornati di nuovo in classifica, specialmente in patria, negli Stati Uniti. Molti suoi video sono riapparsi su YouTube per la gioia di fan e anche dei non fan, che li hanno diffusi ampiamente tramite i social network in segno di tributo. L’album The Very Best of Prince, originariamente pubblicato nel 2001, si è addirittura piazzato in testa alla classifica Usa seguito da Purple Rain, il sesto album di Prince e il debutto della band Prince and the Revolution, del 1984. A sua volta The Hits/The B-Sides, la compilaton di tre dischi pubblicata nel 1993, è entrato nella top ten scalandola fino alla sesta posizione. L’eredità monetaria, naturalmente, non tiene conto dei lauti guadagni che arriveranno dalla vendita di album e gadget e neppure del valore – stimato in svariati milioni – delle sue proprietà immobiliari. Soprattutto, non tiene conto delle decine, forse centinaia, di canzoni mai pubblicate, tra le quali ci sarebbe anche un prezioso album realizzato addirittura con Miles Davis. Un vero tesoro, questo sì, perché rappresenta la vera anima di un artista che non amava darsi in pasto all’industria musicale. È “custodito in un luogo segreto e in mani sicure”, assicurano i parenti. Ma il pensiero che quello che di più importante ci ha lasciato Prince rischi di far molto male alla sua memoria non va via. Ovunque ora sia il “Purple One” della musica.

Repubblica

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