Ultime su Sky. Vicina all’accordo con Open Fiber, per la pay tv

Le trattative ci sono, sono anche in fase avanzata e potrebbero portare un risultato in tempi anche molto brevi. Certo, la sicurezza dell’ufficialità ad oggi non c’è ancora e non tutte le criticità sarebbero risolte, ma un accordo tra Open Fiber e Sky potrebbe essere davvero molto vicino: una accordo che porterebbe al lancio in Italia della versione internet del decoder Q di Sky per la banda ultralarga e renderebbe visibile in streaming l’intera offerta dei canali Sky oggi trasmessi solo via satellite. L’accordo diretto con la società guidata dall’ad Elisabetta Ripa, che è e resterà un fornitore di fibra all’ingrosso, può quindi solo voler dire che in Italia Sky potrebbe iniziare ad offrire in un pacchetto unico i suoi contenuti di pay tv e la connessione in ultra broadband nelle città e nelle aree in cui via via Open Fiber verrà completando i suoi collegamenti in fibra fino alle case degli utenti. E’ infatti questa la condizione per poter distribuire sulla rete fissa centinaia di canali oltretutto in progressiva migrazione verso le versioni Hd e, in prospettiva anche 4k e che necessitano di un’ampiezza di banda che nessuna architettura di rete mista fibra-rame può garantire. Se è presto per dare per fatto l’accordo, ancora di più lo è per capire quale potrà eventualmente essere il modello di business che la pay tv guidata da Andrea Zappia potrebbe realizzare in Italia. La nuova strategia andrà di certo ad incrociare le offerte di banda ultralarga degli altri operatori, Tim in testa ma anche gli altri che hanno un accordo con Open Fiber, a partire da Vodafone e Wind3, ma in che misura e in che tempi è difficile da stabilire adesso. E’ difficile comunque ipotizzare che, nel caso, Sky avvierebbe una massiccia campagna per spostare i suoi quasi 4,8 milioni di abbonati italiani dal satellite alla fibra. Più probabile che la pay tv del gruppo Murdoch voglia invece affiancare le due tecnologie ancora per un lungo periodo.

Ma sta di fatto che gli sviluppi più importanti arriveranno dalla fibra ottica. Lo stesso accordo Sky-Netflix, che dal prossimo anno porterà i contenuti della streaming tv di Reed Hastings sui nuovi decoder Q non potrà certo realizzarsi via satellite. Tanto più che dopo l’accordo con Netflix sarebbe in arrivo anche quello con Amazon Prime Tv. D’altra parte Sky è già a tutti gli effetti una telco sul mercato britannico ed è proprio grazie a Sky Uk che il brand di Murdoch compare nella classifica europea delle telco, al settimo posto nel mercato degli accessi a banda larga, con una quota del 7,2% (alla fine del terzo trimestre 2017) poco dietro il 7,5% di Tim. Ma in Gran Bretagna Sky ha iniziato a vendere accessi web da più di dieci anni, da quando nel 2005 comprò il service provider EasyNet e dove conta oggi 7,5 milioni di utenti: un po’ più della metà rispetto agli oltre 12 milioni di abbonati alla sua pay tv. La strada è dunque segnata. Alla fine dello scorso gennaio infatti il ceo del gruppo Sky Jeremy Darroch ha spiegato, illustrando alla stampa britannica i risultati del gruppo, che punta a lanciare per la prima volta la completa replicabilità della sua offerta via satellite su fibra in Italia e in Austria entro il 2018 e in Gran Bretagna al massimo all’inizio del 2019. Ma ha anche spiegato che questo non significa una strategia di uscita dal satellite in tempi brevi. Ha infatti puntato a minimizzare l’ipotesi di un imminente cambio di piattaforma di distribuzione spiegando che l’obiettivo è di portare l’offerta Sky a quegli utenti che non possono o non vogliono installare una parabola satellitare sulle proprie abitazioni. Ma ha anche parlato di 6 milioni di abbonati connessi in fibra: oltre un quarto del totale, anche se non ha detto in che tempi questo si dovrà realizzare. D’altra parte la banda ultralarga e le connessioni in fibra fino alle case degli utenti stanno sì accelerando ma necessitano ancora di alcuni anni prima di poter offrire una alternativa generalizzata alla diffusione via satellite. Ma il futuro è la fibra e proprio a questa convinzione è dovuta la pressione che anche sul mercato britannico sta crescendo da parte dell’Autorità di settore verso Bt perché acceleri la posa dei nuovi cavi in fibra, ipotizzando uno scorporo della rete dell’ex incumbent Bt che vada oltre l’attuale formula della separazione solamente contabile.

Stefano Carli, Repubblica.it

Torna in alto