Calcio e diritti tv, Mediapro assicura: “L’abbonato pagherà di meno”

«Il vostro calcio genera 2 miliardi: l’unica cosa che non avete è la concorrenza fra operatori». Malagò, tornato dalle Olimpiadi, debutta in Lega

Uffici in 40 città dislocati in 4 continenti. 5.100 dipendenti. Un fatturato di 1,53 miliardi di euro nel bilancio del 2016. Pochi dati per sintetizzare chi è Mediapro, la società catalana che — in attesa del pronunciamento dell’Antitrust — si è aggiudicata da intermediario indipendente i diritti tv della serie A per il prossimo triennio mettendo sul piatto 1 miliardo 50 milioni e mille euro.

Alla faccia di un torneo senza Palloni d’Oro, stadi poco moderni, espressione di un Paese senza Mondiale. «Ci siamo avvicinati alla serie A perché ha squadre storiche dal richiamo internazionale, senza contare che in Italia ci sono più abitanti e abbonati pay che in Spagna» spiega Jaime Roures, socio fondatore e presidente del gruppo leader nella produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi oltreché nella gestione di diritti sportivi. «Vogliamo realizzare una struttura simile in Italia» afferma il socio Tatxo Benet, passeggiando per gli studi di Imagina, la holding che controlla Mediapro (e ha prodotto la serie The Young Pope e Midnight in Paris): non a caso il colosso iberico si è già mosso per diventare azionista di maggioranza di Euroscena, società romana operante nelle produzioni tv, e invierà in Italia venerdì i manager per allestire una sede.

«Il prezzo dei diritti tv in Italia è stato basso per tanti anni: noi lo abbiamo trovato ragionevole, siamo convinti che la serie A valga più di un miliardo. L’unica cosa che non avete è la concorrenza fra operatori» aggiunge Benet.

L’obiettivo è allestire il canale. «Ma per il momento dobbiamo muoverci entro il perimetro definito dal bando, sebbene in prospettiva crediamo sia meglio produrre il canale della Lega. Proveremo a convincere i club, altrimenti faremo i distributori» aggiunge Roures, vicino all’anima separatista di Puigdemont. Qui nel grattacielo di Avenida Diagonal, gli spagnoli valutano che «il calcio genera alle tv minimo 2 miliardi». Perciò «distribuendo su più piattaforme si raggiungono più tifosi e cala il prezzo. Nell’ottica del canale tematico per serie A e B stimiamo un prezzo di 35 euro. Il prezzo minimo mensile per vedere la Liga è 17 euro su Internet». In Italia gli OTT finora sono rimasti fuori dal mercato: ecco perché Luigi De Siervo (che punta l’indice su Sky: «Ha spostato il fatturato dal calcio a prodotti meno sentiti dall’abbonato») ieri a Londra ha incontrato i vertici di Perform e Amazon che mira a un prodotto finito. «Mediapro può produrre le partite perché il bando parla di sublicenza dei diritti tv ma anche di confezionamento di prodotti audiovisivi» spiega l’ad di Infront.

Degli scenari futuri si parlerà anche martedì in Lega nel giorno dell’insediamento di Giovanni Malagò in veste di Commissario: nel pomeriggio è prevista una riunione informale e in serata una cena in un hotel del centro. Non lo aspetterà un tappeto di rose: Lotito, ufficialmente per impegni legati alla campagna elettorale, ha annunciato la propria assenza. Non proprio un segnale distensivo.

Monica Colombo, Corriere della Sera

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