Imagine Dragons: il rock è antiquato

La band americana pubblica «Origins». «Nel mondo si sente l’energia del cambiamento»

Dieci anni fa facevano le prove nel salotto di casa dei genitori. A settembre hanno suonato a Milano davanti a 60 mila persone in visibilio sotto una pioggia battente, registrando il record di spettatori della loro carriera. La parabola ascendente degli Imagine Dragons è inarrestabile, fra dischi multiplatino, premi vinti e record di ascolti in streaming, ma per la band di Las Vegas è il momento di stilare un primo bilancio. «Per la prima volta da alcuni anni abbiamo un po’ di tempo libero — spiega il bassista Ben McKee —. Finché sei in tour non hai mai modo di accendere la radio o la tv e quasi non ti accorgi di quanto sia cresciuta la band. Ora che siamo a casa, sentiamo le nostre canzoni ogni 5 minuti, è pazzesco».La gavetta degli inizi sembra lontana: «Abbiamo passato tanto tempo in una casa piccolissima, non riuscivamo neanche a pagarci le bollette. Mangiavamo riso e fagioli ogni sera, suonavamo nel salotto dei genitori di Dan (Reynolds, il cantante ndr). E tutto per poi esibirci nei casinò peggiori della Strip. A ripensarci era dura, ma non ci sembrava di fare alcuno sforzo». Dieci anni dopo, questi trentenni affiatati e gentili sono una delle band che stanno riscrivendo le regole del rock. A novembre hanno pubblicato il quarto disco «Origins» (entrato al numero 5 della classifica italiana), a solo un anno di distanza da «Evolve»: «Sono album fratelli, fanno parte della stessa fase creativa che dovevamo chiudere. Rappresentano un momento di crescita e al tempo stesso di grande stabilità, come persone e come gruppo».Anche «Origins» spazia fra i generi in libertà, unendo una sensibilità fortemente pop a un’attitudine molto rock, mettendo insieme elementi di elettronica, hip hop, folk, dimenticandosi le chitarre elettriche. Il risultato sono brani potenti e orecchiabili, alcuni dei quali dichiarati inni delle nuove generazioni, come «Digital» che nel ritornello recita «noi siamo il volto del futuro. Non vogliamo cambiare, vogliamo solo cambiare tutto». Per le nuove generazioni, sostengono, la parola rock è coperta da una patina di vecchio: «È un concetto che sta diventando antiquato ed è difficile immaginare una nuova estetica rock senza fare un’operazione di ritorno al passato». Ma sono le classificazioni, in generale, a essere sempre più fuori moda: «I generi stanno diventando sempre meno rilevanti, nella musica e nella vita in generale — sostiene McKee —. Tutti ascoltano un po’ tutto e quel che definiva i generi è stato sfocato dall’accesso globale che ora la gente ha alla musica».Gli Imagine Dragons incarnano il riflesso di questo mutamento, artistico e sociale: «Stiamo attraversando un periodo folle un po’ ovunque nel mondo ed è evidente che c’è una nuova generazione che sta prendendo piede. Sono appena stato a Parigi a farmi dei tatuaggi e si poteva percepire fortemente l’energia del cambiamento. Sarà interessante vedere come cambierà lo spettro politico del mondo. L’unica speranza è che le persone stiano più attente all’ambiente». E mentre nei prossimi mesi si godranno il successo di «Origins» e voleranno in Europa per una sola data, proprio in Italia, il 2 giugno 2019 a Firenze, per i lavori futuri possiamo star certi che continueranno a evolversi: «Lasciamo che siano gli altri a darci delle etichette, ma sarà sempre più difficile definirci».

Barbara Visentin, corriere.it

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