Natalia Estrada: vi racconto la mia nuova vita western con i cavalli

Natalia Estrada, celeberrima negli anni 90 e nei primi Duemila per show come La sai l’ultima? e per il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, da 15 anni è sparita dalla tv.

Natalia, che fine ha fatto?
«Sono stata conquistata dai cavalli e dal mondo del ranch e dei working cowboys. Col mio compagno Andrea Mischianti, detto Drew, istruttore e campione di Ranch Roping, viviamo nella campagna astigiana e seguiamo allevamenti di bestiame alla vecchia maniera: liberi nei pascoli, con noi che andiamo a recuperarli al lazo quando è necessario vaccinarli, marchiarli, curarli o quando si allontanano troppo».

In pratica, vive in un film western?
«Lo so, suona anacronistico. Vestiamo anche alla cowboy, ma certe tradizioni è bene che non si perdano: gli allevamenti allo stato brado sono più salutari per gli animali e producono carni più sane per noi. Nell’Ovest americano, per esempio nel Montana dove io e Drew andiamo spesso, le estensioni di terra sono talmente grandi e selvagge che non esiste un modo diverso».

Che andate a fare nel Montana?
«Esperienza di ranch veri. E ne approfittiamo per portare studenti della nostra Ranch Academy».

Qual è la differenza fra il suo ranch e i loro?
«Che lì l’inverno è lunghissimo e freddissimo. Per cui, i cowboy fanno lunghe spedizioni di caccia per mettere qualcosa nel frigo per l’inverno. Noi abbiamo partecipato a una di pesca, fra i monti dell’Absaroka: dieci giorni, con le tende caricate sui muli, facendo la doccia col secchio d’acqua riscaldato sul fuoco, incontrando tracce di alce, orso, lupo. È una vita molto vera e anche giusta: non si caccia per mettere un trofeo in salotto, ma per necessità e seguendo codici severi».

Come nasce la sua passione per i cavalli?
«Claudio Lippi mi invitò in campagna e, per caso, ne montai uno. Fu come un colpo di fulmine che ti succede o non ti succede. Iniziai a prendere lezioni e gli studi tv iniziarono a starmi sempre più stretti. Volevo tempo per i cavalli: per me, l’equitazione è un’arte al pari della danza e, se vuoi fare una bella coppia col tuo cavallo, devi allenarti a tempo pieno, come quando studiavo balletto al Conservatorio di Madrid».

La passione per il ranch com’è arrivata?
«In principio, provavo tutto, dressage, salto a ostacoli e, appunto, reining, roping, monta americana. Lì, mi sono avvicinata a Drew, con cui sto da 12 anni, e ho trovato la mia dimensione nelle tradizioni del ranch e nella comunicazione uomo-cavallo. Il nostro mentore e maestro è Buck Brannaman».

L’uomo che sussurrava ai cavalli.
«Quello che ha ispirato il libro di Nicholas Evans e il film con Robert Redford. Non avrei mai pensato di conoscerlo. Agli inizi, ebbi un incidente col mio cavallo da salto, mi ruppi polso, faccia, stetti parecchio in ospedale e vidi quel film, che mi sembrava la mia storia, mi sentivo come Scarlett Johansson disarcionata. Conoscere Buck mi è sembrato una magia impensabile e oggi organizziamo i suoi Clinics in Italia».

La sua giornata tipo?
«Sveglia alle cinque e mezzo, monto due o tre cavalli, cucino, pranzo, e poi lavoriamo con gli allevamenti. Aiutiamo un amico che ne ha uno grande in Emilia Romagna, ma ci chiamano ovunque, in Italia e all’estero».

Dal «Gioco delle coppie» in poi, ha fatto solo programmi di successo. Non le manca quel mondo?
«Ho avuto tutto ciò che si poteva desiderare e ho lasciato quando potevo uscire dalla porta principale e c’era una qualità che non si è più vista in tv. Dopo, ho visto troppi programmi spietati verso personaggi di peso messi in situazioni imbarazzanti».

Quanti reality le hanno offerto?
«Li ho rifiutati tutti. Non c’è cifra che potrebbe convincermi. In fondo, la cosa intelligente che ha salvato gli animali dall’estinzione è l’evoluzione».

Quanto è stato duro dire no a un programma la prima volta?
«Il no, quando vuoi scappare da qualcosa, è un sollievo. Non mi andava più di chiudermi in uno studio per mesi né di passare ore dal parrucchiere».

Adesso, quanto va dal parrucchiere?
«Pochissimo, ho i capelli corti apposta. Ora, poi, sono anche nonna: un anno fa, Tali, che ha 24 anni, ha avuto Marlo e, presto, mi vedo impegnata a inseguire il nipotino sotto le gambe dei cavalli».

Candida Morvillo, Corriere.it

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