“Temptation Island”, ovvero quando l’amore non è charmant

(Tiziano Rapanà) Chi ha un’idea alta e altra dell’amore, come può appassionarsi ad un penoso programma tv ideologicamente immolato al peggior romanzetto Harmony? Come può appassionarsi alle tribolazioni amorose dei protagonisti di Temptation Island? Come può empatizzare con gli amoricchi proposti da un programmino insignificante che inspiegabilmente raccoglie un notevole successo? Purtroppo il programma propina una visione priva di fascino e stile. Una visione talmente bassa da far sembrare gigantesche le poesiole di Prévert. Una visione che non mostra la realtà – talvolta gioiosa e talvolta dololorsa – della vita, che non abbraccia tutti gli elementi possibili dell’amore: dal patimento alla routine. Quest’amore televisivo è senza classe, senza charme. È un amore che si muove in una volgarità sconfortante, appesantita da una prevedibilità terrificante. Temptation Island (il re degli ascolti dell’estate di Canale 5) è un programma che detesto, perché ignora l’amore visto dai nostri artisti e letterati: da Dante a Manzoni, fino ad arrivare a Dino Buzzati che negli anni sessanta scrisse lo splendido romanzo Un amore.

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