Antonio Milo torna a teatro con Mettici la mano: «Per non perdere la voglia di stupirci»

L’attore, fra i protagonisti de Il Commissario Ricciardi, debutta sul palcoscenico con una pièce dedicata al brigadiere Raffaele Maione

Un suono improvviso: la sirena dei bombardamenti squarcia il cielo. Quel che ne segue è la corsa disperata di due figure verso il luogo che, solo, può rappresentarne la salvezza. «Bambinella e Raffaele Maione», personaggi che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso i libri e la serialità televisiva, «Si ritrovano per caso in quella stessa cantina». E lì, nell’ambiente spoglio e umido di un sotterraneo, davanti ad una statua della Madonna dell’Addolorata, si tiene il processo sul quale si regge Mettici la mano, spettacolo teatrale al debutto il 22 ottobre al Diana di Napoli. La pièce, scritta da Maurizio de Giovanni e diretta da Alessandro D’Alatri, potrebbe figurare come uno spin-off de Il Commissario Ricciardi. Bambinella è lo stesso Adriano Falivene della fiction Rai. Raffaele Maione, come in tv, ha il volto di Antonio Milo. Napoli, però, è cambiata, e del Commissario di Lino Guanciale ha perso traccia. Dieci anni sono passati dai fatti che Maurizio de Giovanni ha raccontato nei suoi romanzi, poi nella fiction che ne è stata tratta. Napoli, il mare chiaro davanti a sé, ha perso i propri colori, schiacciata dal peso di una guerra mondiale. È il 1943, in Mettici la mano, suonano le bombe e cadono i calcinacci. Maione, Brigadiere, ha con sé una donna, Melina, accusata di aver sgozzato il Marchese di cui era cameriera. Ma la soluzione del delitto non è semplice quanto la sola applicazione della legge potrebbe suggerire. Perché accade, a volte, che  «le vicende umane superino i confini della legge», spiega Antonio Milo, il Maione di de Giovanni.

Cosa succede in quella cantina, davanti alla statua della Madonna?
«Nello spazio angusto di un rifugio, si consuma la diatriba sulla quale si regge l’intero spettacolo. Bambinella, nel tribunale popolare di una cantina, prende le difese della ragazza. Maione ne è l’accusa, ma a scontrarsi non sono i due. È la giustizia, da una parte, il rapporto dell’essere umano con la legge, dall’altra. Quel che emerge, infine, è una domanda: La regola deve essere al servizio dell’uomo o l’uomo al servizio della regola?».

E quale risposta vi date?
«Dire quale sia la soluzione senza rovinare il giallo è impossibile. Basti sapere, però, che la domanda, come la risposta, si intreccia profondamente a Napoli, al suo tessuto. Napoli, storicamente, è anarchica rispetto al rapporto con la regola e Bambinella, il femminiello di de Giovanni, ben rappresenta questa anarchia. È uomo ed è donna, ed è rispettato e protetto, perché Napoli accetta ogni diversità».

Cosa che, nel racconto televisivo della città, diviso tra folklore e politica, emerge di rado.
«Napoli, purtroppo, è conosciuta per alcuni suoi aspetti poco edificanti. Io non voglio negare che esistano, sarebbe inutile. Ma dietro Napoli si estende un tessuto culturale spesso, fatto di persone per bene costrette a soccombere sotto il peso della cronaca nera. Sono contento che, per una volta, venga raccontata una città diversa, di sentimenti e cuore. E sono contento che Maione la sappia rappresentare».

Potrebbe farlo anche in televisione, seMettici la manoavesse un suo adattamento. Avete pensato di portarlo in Rai?
«Pensato, non ancora. Di certo, però, ne Il Commissario Ricciardi ci sono diverse possibilità di spin-off. Ci sono personaggi complessi, capaci di vivere da protagonisti. Sarebbe facile ipotizzare la nascita di quel che è stato Better Call Saul per Breaking Bad».

Vanityfair.it

Tag:, ,