Ben Kingsley racconta la sua nuova esperienza cinematografica

La foto di Elie Wiesel sempre con sé: come un memento, un amuleto, per non dimenticare mai chi è stato Adolf Eichmann, l’organizzatore ed esecutore dello sterminio di 6 milioni di ebrei europei. Del resto Sir Ben Kingsley, che interpreta Eichmann in ‘Operation Finale’ di Chris Weitz (‘Un ragazzo’ e ‘Per una vita migliore’) in uscita il 29 agosto negli Usa – lo aveva promesso. “Ogni giorno – ha raccontato a Jta (Jewish Telegraphic Agency) – ho guardato la foto di Elie che tenevo in tasca ed ho detto: ‘lo faccio per te'”. Non è stato facile per lui passare – ha spiegato – dal ruolo di Itzhak Stern l’aiutante di Oskar Schindler nel film di Steven Spielberg o del cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal nel docu tv ‘Murders among us’ a quello del gelido architetto della Shoah rifugiatosi alla fine della guerra in Argentina sotto le spoglie di Riccardo Klement. Nel contatto con le storie sulla Shoah (e Kingsley può contare da parte materna radici ebraiche) l’interprete di Gandhi è diventato amico di molti sopravvissuti, a partire da Elie Wiesel. Non molto tempo prima della morte del Premio Nobel per la Pace nel 2016, Kingsley si impegnò con la promessa di dedicare la sua interpretazione a Wiesel: ora l’ha mantenuta. Il film è il racconto della cattura di Eichmann e del suo espatrio in Israele da parte di un squadra del Mossad, il servizio segreto israeliano. E’ la storia di una caccia paziente e rischiosa che portò Peter Malkin (Oscar Isaac nella pellicola) e altri agenti del Mossad alla fatidica notte dell’11 maggio del 1960 in cui Eichmann fu fermato con una scusa in Calle Garibaldi a Buenos Aires e rapito per essere trasportato in Israele.
L’anno successivo, dopo un processo memorabile a Gerusalemme, fu condannato a morte nell’unica sentenza di questo tipo eseguita nello stato ebraico. Per Kingsley Eichmann fu “diabolico”. “Non solo – ha spiegato – fu autore dei crimini come architetto della Soluzione Finale ma arrivò alla tomba orgoglioso di quello che aveva fatto e senza alcun pentimento”. Ma il ritratto che Kingsley fa di Eichmann non è quello “di un personaggio da film di serie B, la caricatura di un cattivo da striscia comica”.
“Sarebbe stato – ha aggiunto a Jta – un terribile torto alle vittime e ai sopravvissuti che ho conosciuto e amato. E’ importante per noi accettare che i nazisti erano uomini e donne ‘normali’. Gente perversa ma non veniva da Marte”.

Massimo Lomonaco, ANSA

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