Malkovich, l’uomo più ricco del mondo

Cinema di immagini, arte e soprattutto di mistica quello di Lech Majewski, tanto più in VALLEY OF THE GODS dove il regista visionario polacco mischia denaro, mito, uranio e cultura Navajo. Il film racconta la storia dell’uomo più ricco del mondo, Wes Tauros (John Malkovich), dal carattere molto eccentrico e solitario.

Un uomo che ama l’arte come la scienza e la modernità e con un passato di dolore familiare che a un certo punto decide di fare scavi per la ricerca di uranio. Solo che c’è un problema non da poco: le miniere sono all’interno delle terre sacre del popolo Navajo, terre inviolabili che potrebbero riportare in vita entità senza controllo.
La storia di questo magnate ricco e raffinato si intreccia poi con quella di John Ecas (Josh Hartnett), scrittore quarantenne che dovrebbe raccontare la sua storia e che si ritroverà a seguire le vicende del più che concreto Tauros come ad essere il testimone di fenomeni misteriosi, legati agli antichi guardiani di queste terre, risvegliatisi per proteggere i Navajo.
Il fatto è che la valle dove si sta scavando, secondo questo popolo, rappresenta i piedi della montagna, e senza questi tutto rischia di crollare.
“I Navajo erano molto riluttanti a parlare con noi – spiega il regista nell’incontro stampa in remoto -. Ma nonostante questo li ho incontrati più volte e ho iniziato a stringere rapporti con loro. Ho scoperto così che la loro vita interiore, la loro spiritualità è ricchissima e inversamente proporzionale alla loro povertà. E questo in un’area geografica, con la Silicon Valley, Las Vegas, Palm Springs, dove puoi incontrare le persone più ricche del mondo, ma del tutto prive di spiritualità”.
E conclude Lech Majewski: “Volevo come mostrare lo stupro della Terra Santa. Sappiamo ora tutti che i Navajo furono vittime della polvere di uranio, che chiamarono il “mostro giallo”.
Quella polvere li stava uccidendo, li stava facendo ammalare, ma il governo non li ha certo aiutati. Uno degli uomini della tribù mi ha detto: “Sei come noi, Lech. Noi, come te, non vediamo il mondo attraverso fatti e cifre, ma attraverso la sua anima”.

ANSA

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