«FALLEN», LA SAGA DEGLI ANGELI: DAL BESTSELLER DI LAUREN KATE AL FILM

Creature cadute dal cielo nel film per adolescenti. Una scommessa dopo vampiri e mondi apocalittici. La regia è di Scott Hicks

fallenC’erano una volta vampiri e licantropi. Belli, sofferti e innamorati. Ma Kristen Stewart e Robert Pattinson ormai preferiscono il cinema d’autore e l’autrice della saga Twilight, Stephenie Meyer, si è data alle spy-story. Archiviate anche le sfide mortali di Hunger Games. Il cuore degli adolescenti adesso batte per angeli pallidi. Comunque belli e in balia di tormenti amorosi. Si intitola Fallen l’epopea di Lauren Kate che Scott Hicks porta sullo schermo. Protagonisti, appunto, due giovanissimi angeli caduti dal cielo, Daniel Grigori (Jeremy Irvine) e Cam Briel (Harrison Gilbertson) che si contendono l’amore della diciassettenne Luce Price (Addison Timlin). Un triangolo ambientato nel riformatorio Sword & Cross, ma che va avanti da secoli, sfidando maledizioni divine e amenità sovrannaturali. Uno scontro epico tra Paradiso e Inferno. «È una storia sulla passione e i pericoli dell’amore, piena di sfumature ma senza i cliché del sentimentalismo — assicura il regista, 63 anni—. E per me è l’opportunità di calarmi in un mondo così lontano da quello che ho fatto finora». In effetti Shine, biopic del pianista David Helfgott, per cui Geoffrey Rush vinse l’Oscar vent’anni fa o i documentari musicali sugli Inxs o Philip Glass hanno poco in comune con questa saga. «Mi sono affidato alla storia e a tre attori giovanissimi ma pieni di talento, scelti dopo un lungo casting. Li volevo perfetti per i personaggi ma cercavo anche la giusta alchimia tra di loro. Hanno legato molto sul set, mi sentivo una specie di padre adottivo. Quasi un nonno». Lauren Kate è tra i produttori esecutivi del film. «Ma mi ha lasciato fare: è venuta sul set a Budapest e ha ritrovato l’atmosfera delle sue pagine», dice.
Bibbia e Garcia Marquez
L’ispirazione, ha raccontato la scrittrice, le è venuta, nientemeno, leggendo «un versetto della Genesi che parla di angeli che guardano in basso alle figlie dei mortali». Ma ha dichiarato anche debiti artistici con Francis Scott Fitzgerald e il realismo magico di Gabriel Garcia Marquez. Il risultato sono cinque romanzi (Fallen, Torment, Passion, Rapture e Fallen in Love, pubblicati in Italia da Rizzoli come anche Unforgiven, lo spin-off dedicato a Cam Briel), dieci milioni di copie vendute in cinque anni in quaranta Paesi. E una comunità di fan (i «Fallenatics») piuttosto agguerrita. Quelli italiani e brasiliani sono riusciti a fare anticipare la data di uscita del film (il 26 gennaio per M2 Pictures) come negli altri Paesi per non dover attendere un altro mese. «Sappiamo di essere sotto esame adesso — ammette Hicks —. Mi ha colpito la reazione entusiastica dei fan di fronte al trailer: è veramente una mania. Il giorno che Lauren ci è venuta a trovare a Budapest ha twittato una foto della location senza specificare dove fosse: dopo un quarto d’ora c’era una marea di adolescenti a caccia di autografi». È un fenomeno, osserva il regista, nuovo e stimolante. «Fa anche un po’ paura. Il pubblico dei giovani è molto cambiato. Non tanto in termini di gusti: le saghe sono sempre piaciute». Harry Potter di sua maestà J. K. Rowling, insegna. «Piuttosto, quello che è nuovo è il modo ossessivo di seguirle. E il bisogno di condividere i propri sentimenti attraverso i social network. Condivisione e senso di immediatezza senza limiti. Il film adesso appartiene a loro». Sperando, Hicks non lo nasconde, che sia il primo di tanti. Chissà se Luce e i suoi angelici spasimanti sapranno eguagliare le gesta e l’indotto di Bella Swan e di Katniss Everdeen. O ancora, la Tris di Divergent. Non sempre il passaggio sullo schermo ha funzionato: non è bastato Chris Columbus per il Percy Jackson di Rick Riordan, per dire. «In Fallen l’aspetto intrigante è che i protagonisti, di libro in libro, hanno sempre la stessa età. Credo sia anche questo uno dei motivi del successo. Da adolescente è difficile fare i conti con il tempo, con quello che sei stato e quello che sarai». Le saghe, storie senza fine, sono una bella consolazione. E non solo per i teenagers.

Stefania Ulivi, il Corriere della Sera

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