Con i Manetti horror, una storia di fantasmi “per rilanciare questo genere in Italia”

Sul set di «Letto numero 6», il nuovo film dei celebri fratelli registi, qui in veste di autori e produttori

Nei corridoi a perdita d’occhio, tra le imponenti colonne in stile fascista, sotto le volte di soffitti altissimi, occhieggia a tratti un bambino, va e viene, appare e scompare, quel tanto che basta a sconvolgere l’esistenza della dottoressa Bianca (Carolina Crescentini) appena assunta in un ospedale pediatrico gestito da religiosi, con il compito di coprire i turni di notte e con il peso di una gravidanza tenuta segreta. Ma è proprio in quelle ore solitarie, in quegli spazi lugubri che un tempo erano stati sede di un istituto psichiatrico, che le peggiori ossessioni prendono corpo, tormentando la protagonista e spingendola a un passo dal suicidio.Dopo i premi e i successi di Song’ e Napule e di Ammore e malavita, i Manetti Bros producono Letto numero 6, il primo film della loro storica aiuto-regista Milena Cocozza, un’avventura di fantasmi che, in un primo tempo, avrebbero dovuto anche dirigere: «Siamo appassionati di horror, forse più da spettatori che da registi, abbiamo scritto la sceneggiatura con Michelangelo La Neve, ma poi l’abbiamo affidata a Milena, che è al suo esordio, anche se ha alle spalle una lunga gavetta». Accanto a Crescentini, recitano Andrea Lattanzi, l’attore rivelazione di Manuel, nella parte del giovane infermiere che crede nelle visioni di Bianca, Pier Giorgio Bellocchio, nei panni di suo marito, e Riccardo Bortoluzzi, 7 anni, in quelli della misteriosa apparizione: «Pensiamo che i produttori siano anche autori dei film, non per sostituirsi ai registi, ma per mettere a disposizione la loro esperienza».Sul set, nell’ospedale Forlanini di Roma, un’immensa struttura fatiscente, da anni abbandonata e su cui varrebbe la pena girare un documentario, la lavorazione, per 5 settimane, va avanti in una curiosa alternanza che vede da una parte la storia angosciosa di una donna in preda alle visioni, dall’altra, nelle pause, il clima particolarmente affettuoso di una troupe di famiglia.Basti sapere che, tra le presenze fisse, c’è la signora Manetti, madre dei fratelli registi e da sempre scenografa, insieme al padre: «Mi considero una sorella dei Manetti – fa sapere la regista Cocozza – ci conosciamo da 15 anni, ho visto crescere i loro figli, per me il set è casa. Quando mi hanno offerto la regia di Letto numero 6 ho avuto qualche perplessità. Non sono una “nerd” appassionata di orrore, ma è anche vero che ho iniziato con Lucio Fulci e che in questa storia ho trovato almeno due elementi che mi appartengono molto. Il primo è nella denuncia di trattamenti psichiatrici che per lungo tempo sono stati considerati legittimi, il secondo riguarda la maternità, perché tutto ruota intorno a un medico, che per lavorare ha dovuto nascondere il suo stato. Ho scelto di non avere figli, ma arrivano dei momenti della vita in cui ti chiedi se i hai fatto bene oppure no. Per le donne essere madri resta una scelta in contrapposizione con il lavoro, il problema non è ancora risolto, e il tema mi è caro».L’elemento tranquillizzante, in una vicenda di ectoplasmi senza troppi effetti speciali («Se servono si fanno – precisano i produttori -, ma il nostro è un fantasma fisico»), è rappresentato dal portantino Francesco, uno spilungone con i capelli corti e biondissimi, l’unico capace di aiutare la protagonista: «Sono il punto energico della situazione – spiega Lattanzi – uno un po’ filosofo, che crede in tutto, Ufo e paranormale, e che quindi non si scompone davanti alle confessioni di Bianca. Io nel soprannaturale ci credo, di episodi strani me ne sono capitati».La regista è della stessa opinione: «Credo nell’occulto, o meglio, mi piace pensare che ci possano essere spiegazioni degli eventi che vanno in direzioni diverse da quelle considerate normali». Prodotto dalla «Mompracem» dei Manetti e da Carlo Macchitella, con Rai Cinema (insieme a «Madeleine» e «Tam Tam fotografie») Letto numero 6 avrà le musiche originali di Francesco Motta e sarà pronto tra marzo e aprile. Il costo si aggira sul milione di euro: «Siamo abituati a lavorare a basso budget, e siamo contenti di come il film sta venendo».

Fulvia Caprara, lastampa.it

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