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Bruce Lee, uno studio svela le cause della morte dopo quasi 50 anni

La morte di Bruce Lee non è più un mistero.

Almeno secondo uno studio pubblicato nel numero di dicembre del “Clinical Kidney Journal” afferma di aver risolto il giallo che avvolge la scomparsa dell’attore simbolo dei film di arti marziali, avvenuta a Hong Kong nel luglio del 1973. Secondo questo studio Bruce Lee sarebbe stato ucciso a soli 32 anni da una “forma specifica di disfunzione renale, ossia l’incapacità di espellere abbastanza acqua dal corpo”.

Quella di Bruce Lee è una delle morti del mondo dello spettacolo diventate leggenda. Molto si è favoleggiato. Si è parlato di omicidio, di un avvelenamento da parte della mafia cinese. Persino della vendetta di un’amante. In realtà all’epoca i medici stabilirono che la causa del decesso era stato un edema celebrale e oggi, la nuova ricerca rilanciata sui media americani, in parte conferma quell’ipotesi aggiungendo però le reali cause. 

Secondo gli specialisti spagnoli dei reni che hanno condotto lo studio, Lee probabilmente è morto per iponatremia, ovvero una concentrazione “anormalmente” bassa di sodio nel sangue, che può essere causata dall’avere troppa acqua nel corpo. Mentre la rinomata Mayo Clinic (organizzazione no profit per la pratica e la ricerca medica che si trova a Rochester in Minnesota, Jacksonville in Florida e Phoenix in Arizona) ha spiegato che il sodio aiuta a regolare la quantità di acqua che circonda le cellule e si trova al loro interno. “Ipotizziamo che Bruce Lee sia morto per una forma specifica di disfunzione renale – si spiega nell’articolo del “Clinical Kidney Journal” intitolato “Who killed Bruce Lee? The hyponatraemia hypothesis” -: l’incapacità di espellere acqua a sufficienza per mantenere l’omeostasi. Questo può portare a iponatremia, edema cerebrale e morte entro poche ore se l’eccessiva assunzione di acqua non è accompagnata dall’escrezione del liquido nelle urine. Il fatto che siamo costituiti per il 60% da acqua – prosegue – non ci protegge dalle conseguenze potenzialmente letali di bere acqua a una velocità superiore a quella che i nostri reni possono espellere”.

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