Elasi crea un’Oasi dove le carezze sono fatte da dita di diamante

La giovane artista alessandrina si è fatta accompagna in questa oasi oltre che da Rocco Rampino, che la affianca in tutta la produzione, due giovani e brillanti cantautrici/produttrici, la messicana Eva De Marce e la marocchina Meryem Aboulouafa. Poi c’è Populous, producer salentino, uno dei baluardi italiani della scena elettronica internazionale. L’INTERVISTA

Tra José Saramago e Selene, tra Jules Verne e Gulliver, tra se stessi e se stessi fuori da se stessi. È straniante l’Oasi che ha costruito Elasi nel suo nuovo progetto discografico per Trident/Capitol Records Italy. La cantautrice e produttrice alessandrina di stanza a Milano, all’anagrafe Elisa Massara, in soli cinque brani ha costruito un microcosmo unico e sperimentale che ancora una volta trasporta chi li ascolta in una caleidoscopica dimensione parallela. Un magma sonoro unico, fluido e avvolgente, che cancella confini geografici e musicali per andare oltre “dove non ci sono atlanti e dove gira tutto quanto”, in un vortice creativo travolgente.

Elisa partiamo dalla storia di Oasi: come l’hai costruita?
I primi pezzi sono nati durante il lockdown quando c’era bisogno di evasione, quindi cercavo vie di fughe alternative. Per me la salvezza è stata la ricerca di nuovi suoni e lo studio di canti provenienti da culture lontanissime. Ho campionato i meandri di internet e sono nate Samsara XXL. Poi per lo sviluppo del progetto tramite i social ho contattato Populous per esplorare queste dancefloor provenienti da vari angoli del mondo. Quindi sono nati gli altri tre pezzi collaborando a distanza con  la messicana Eva De Marce e la marocchina Meryem Aboulouafa, artiste che mi avevano ipnotizzato nelle mie ricerche: anche a loro ho scritto sui social ed è nato il feat.
Il Naufragio spinge la naufraga Elisa su un’oasi: cosa ti aspetti di trovarci?
L’Oasi è dove ho scritto le canzoni, mentalmente sono andata in un posto dove potevo evadere in un momento duro come quello del lockdown e quelli immediatamente successivi. Un’oasi mentale dove ho viaggiato con testa, fantasia e curiosiotà.
In questo periodo diviso tra pandemia e guerra vorresti guardare senza occhi?
Io lo intendo come guardare più intensamente. Chiedo più attenzione alla persona con cui parlo. Non sappiamo più come annoiarci, siamo sempre intrattenuti da cellulare, televisione, internet… non siamo più attenti a quello che ci accade.
Come è la carezza delle dita di diamante?
La ho immaginata come la carezza di un amore difficile che fa evadere. Può fare stare bene e ma anche male.
In Oasi parli di un’isola girovaga: José Saramago ha scritto L’Isola di Pietra: narra di una parte di Portogallo che si stacca e diventa un’isola alla deriva. Ti piacerebbe andare alla deriva?
È quello che immaginavo quando ho scritto la canzone. Saramago inventa mondi che non ci sono e li descrive nel dettaglio: è quello che vorrei fare io con la musica.
Samsara è il ciclo della vita: tu lo interpreti come reincarnazione. Ci credi? Cosa vorresti essere o chi in una prossima vita?
Ci credo ma non voglio pensare a cosa voglio essere. Credo nella rinascita anche nella stessa vita. Quando la ho scritta ero nel periodo peggiore e cercavo di vedere il mondo da lontano, mi sentivo una bollicina che vola nello spazio e vedere il mondo che sparisce per colpa nostra ma poi se ne fa un altro. È nata in una mezz’ora di distacco.
Quali sono i tuoi universi segreti?
Sempre le oasi. Mi sono immaginata come piccola bollicina che naviga nello spazio. Non sono esperta di astrononia ma provo a immaginare viaggi mentali, colorati, segreti anche se so che non riuscirò a descriverli nel dettaglio.
Baby fammi uscire: da dove? E per dove?
Di casa. È uno sfogo anche se il testo è corto. Parto via dalla terra e poi torno alla mia scrivania.
Quando si è in due è meglio essere in bilico o perdersi in un sogno etilico?
Nella canzone ero sempre da sola… la persona di cui parlo non ha capito finché non gli ho mandato una lettera che io immaginavo di essere in due. Ecco perché parlo di castelli di sabbia e neve.
Se fai danni te li ripari da sola o cerchi qualcuno che lo faccia per te?
Cerco di rimediare da sola, a volte causandone altri.
Perché quando vinci qualcosa perdi sempre?
Perché ottenere qualcosa è rinunciare e dunque è sempre sofferenza. È come quando lotti per un obiettivo perché pensi che sia speciale e quando lo raggiungi è solo normale.
“Senza ritorno né rimbombo cerco magia”: la hai trovata?
Ogni tanto sì ogni tanto no. La cerco scrivendo.
Oggi sai a chi dare la mano?
Sì. Non sono tante persone ma ci sono. Quando la canto in concerto penso a tutti per mano in un tutt’uno gigante ma leggerissimo.
Possiamo dire che ti attende una estate XXL? Che accadrà?
Concerti ne ho fatti, ne ho ancora qualcuno. Sono belli. A livello di suono e scrittura mi sento cresciuta e più coraggiosa e libera. Entrambi i miei lavori (Campi Elasi e Oasi Elasi, ndr) sono di evasione, di sonorità dal mondo. Nel primo ho voluto gli strumenti e ora ho campionato canti ancestrali e cercato le artiste giuste per la mia… oasi.


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