Al Bano: «Una serie sulla mia vita: dalla guerra a Ylenia. Il finale? Un trionfo a Sanremo»

Al Bano, davvero vedremo una fiction su di lei?
«C’è l’intenzione, ma intanto vorrei sapere cosa vorrebbero fare della mia vita…».

Chi vuole girarla, per quale rete o piattaforma?
«C’è un produttore che ha iniziato a scrivere, non so per chi e del regista non si è parlato. E mi ha cercato pure Fausto Brizzi. Avevo interpretato me stesso nel suo Poveri ma ricchi».

Quindi, due progetti concorrenti?
«Vediamo, forse posso mettere il primo insieme a Brizzi».

Se la prima scena fosse Al Bano che nasce, come sarebbe?
«In guerra, a Cellino San Marco, in una casa grande come questa stanza, nutrito con latte d’asina perché mamma non aveva latte. Poverina, a 19 anni, era sola: mio padre era in un campo nazista».

Le piacerebbe essere interpretato da Riccardo Scamarcio, pugliese come lei?
«Siamo pure amici, ma non c’entra niente con me: ha un altro vissuto, un’altra faccia. Io punterei a scoprire tutti attori giovani».

Filippo Scotti, la scoperta di Paolo Sorrentino in «È stata la mano di Dio»?
«Lui mi piace. Timido, un po’ imbarazzato, giustamente: è passato di colpo da essere sconosciuto a famoso. Mi ha ricordato me».

Lei era timido?
«Stratimido. Al primo concerto grosso al Vigorelli a Milano, c’erano tanti artisti famosi, ventimila persone. Prima, sotto al palco, vomitai per la paura».

Per sua mamma Jolanda, come vede Sophia Loren?
«Sarebbe un sogno impossibile, anche se siamo amici».

Lei adulto a chi lo facciamo fare?
«Quello potrei farlo io, perché no? Me l’ero cavata pure in Angeli senza paradiso, facendo Franz Schubert».

A Checco Zalone, che in «Quo vado» lascia la Norvegia e torna in Italia colto da nostalgia canaglia quando vede a Sanremo lei e Romina Power, facciamo fare un cameo?
«Stiamo sempre sognando, ma può fare il fratello di Adriano Celentano, si chiamava Sandro. Fu il primo a considerarmi, mi prese nel Clan Celentano».

Scriviamo la scena madre dell’arrivo a Milano.
«Dormivo da abusivo nel cantiere dove ero imbianchino, senza luce, con le candele che mi sembrava la prova generale del mio funerale. Con le ultime mille lire, vado a comprare carne in scatola. Vedo la Simmenthal e altre scatole con una parola mai sentita: ananas. Pensai a una sottomarca. Mi nutrii di ananas per una settimana».

Tempo tre anni e apriva i concerti dei Rolling Stones, ben prima dei Måneskin.
«Era il 1967. Facemmo cinque tappe. Cantavo: Io di notte; Nel sole; The House of the Rising Sun; What I Say. Nel loro camerino, scoprii l’odore della marijuana».

La scena più attesa sarà l’incontro con Romina, fra il cantautore contadino e la figlia di due divi di Hollywood.
«Era sempre il ‘67, ci troviamo sul set di Nel Sole. Io non sapevo chi fosse lei, lei non sapeva chi io fossi. Notai solo che aveva la minigonna: era la prima che vedevo. Successe tutto negli ultimi tre giorni».

E qui siamo alle nozze e all’idillio a Cellino San Marco. Roberto D’Agostino e Renzo Arbore scrissero che aveva chiuso Romina in una masseria a guardare le galline.
«Feci causa: lei di Cellino si era proprio innamorata».

E vinse?
«Lasciai perdere, perché ingaggiai il loro avvocato per fare causa a Michael Jackson: Will You Be There era uguale ai miei Cigni di Balaka. Gli americani mi proposero un accordo: io rinunciavo alla richiesta di danni, ma Michael avrebbe cantato con me all’Arena di Verona, per beneficenza. Era un bomba o no?».

Sì, ma non si fece. Perché?
«Gli arrivarono le accuse di pedofilia. Ed eravamo a metà anni ’90, scoppiava la tragedia di mia figlia Ylenia».

Ylenia scompare a New Orleans il 4 gennaio ’94, che idea si è fatto?
«Ho parlato con le due persone a cui disse, davanti al Mississippi, “io appartengo all’acqua”. Lì, ho rivisto mia figlia e ho capito che si era buttata nel fiume. Nell’ultimo anno, era cambiata, era andata a scrivere un libro sugli homeless in Belize. Romina, invece, pensa che l’hanno drogata ed è da qualche parte».

Senza questa tragedia, stareste ancora insieme?
«Il suo amore ha iniziato a spegnersi dal ’90. Si era stancata delle tournée e anche della mia voce. Mi diceva: sul palco, mi spacchi i timpani. Ha avuto un cambio di personalità».

Si era risvegliata la ragazza ribelle che aveva dato scandalo e girato film erotici?
«Era tornata quella della Roma degli artisti. I film nuda, però, glieli faceva fare la madre, Linda Christian. Ci siamo lasciati male. Quanti soldi di avvocati ho dovuto spendere… Qualcuno pagato a rate».

La scena clou con Loredana Lecciso?
«Quando, come milioni di italiani, la vedo ballare in tv. L’avevo conosciuta come una ragazza pacata, laureata».

Vi siete lasciati, ripresi, avete due figli, state ancora insieme?
«Certo. È sempre venuta prima la famiglia».

Lei ha avuto un infarto, un tumore, un’ischemia e un edema alle corde vocali. Ora, come sta?
«In grande forma. Stasera faccio un concerto in Svizzera».

Nel finale della fiction, che vorrebbe vedere?
«Un ritorno trionfale a Sanremo. L’ultima volta, sono stato fatto fuori dalla giuria di qualità con una canzone straordinaria».

Candida Morvillo, corriere.it

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