Enigma Mosaic: è un’app, ma anche una serie tv

Arriva a gennaio il nuovo lavoro del regista e sceneggiatore Steven Soderbergh. Una sorta di film interattivo, che si evolve a seconda delle scelte dello spettatore

Un’immagine del trailer

All’inizio Mosaic doveva essere solo una app per smartphone. Poi Steven Soderbergh, regista e sceneggiatore statunitense che l’ha creata, ha capito di aver bisogno di più soldi e ha proposto a HBO di farne una serie tv. Ma attenzione: Mosaic, come ha tenuto a precisare lo stesso Soderbergh, non è né un film, né tantomeno una serie televisiva. Non nella sua versione originale, almeno. Cosa sia, però, visto che è la prima volta che un prodotto del genere viene sviluppato, non è ancora chiaro.

L’idea alla base è piuttosto semplice: ogni decisione – quantomeno, ogni decisione di quelle più importanti – è nelle mani di chi guarda. La storia che viene raccontata è quella dell’omicidio di una donna – Olivia Lake, autrice di libri per bambini – dello Utah, nella cittadina di Park City, la stessa in cui ogni anno si tiene il Sundance Film Festival; e scoprire l’assassino spetta solamente al pubblico (la possibilità di non rivelare la sua identità era stata presa in considerazione all’inizio; poi però, come ha dichiarato lo stesso Soderbergh al giornale Vulture, non sembrava corretto vendere un prodotto senza la sua soluzione finale).

È un racconto interattivo, per così dire: a seconda della scelta presa dallo spettatore, si può andare in una direzione piuttosto che un’altra. Non è la prima volta che si parla di una – passateci la semplificazione – serie del genere: tra i primissimi a prendere in considerazione l’idea, c’è stata anche Netflix. Allora, però, si parlava unicamente di show per bambini.

Alcune scene di Mosaic durano diversi minuti, altre sono brevissime. Tutte, però, partono da un presupposto: chi guarda, e quindi partecipa all’esperienza narrativa di Mosaic, deve sapere poco della trama. È una storia che va vissuta step-by-step: di volta in volta, senza fretta, lasciando che sia l’istinto, o meglio ancora la curiosità, a muovere lo spettatore.

Quando si accede a Mosaic, vengono presentati i vari personaggi e la storia di ognuno di essi, così da permettere allo spettatore di avere un’idea più o meno precisa del contesto. Non c’è un ordine definito in cui queste informazioni vengono date: due persone possono seguire in modi totalmente diversi il racconto. Mosaic, inoltre, tiene in considerazione tutti i punti di visti dei personaggi, cosicché la storia non debba soffrire di una – chiamiamola così – bidimensionalità narrativa.

Gianmaria Tammaro, La Stampa

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