DOC 2 sempre più come Game of Thrones

La seconda stagione di DOC – Nelle tue mani sta diventando, per via dei tanti colpi di scena, molto simile a uno spin-off di Game of Thrones. Ecco perché non riusciamo a staccarcene

Se un mese fa ci avessero detto che il Policlinico Ambrosiano sarebbe stata la nuova Westeros di Game of Thrones probabilmente ci saremmo fatti una grassa risata. Le fiction italiane sono, infatti, quasi sempre modellate sulla via della prudenza, come se gli sceneggiatori seguissero la regola non scritta di non traumatizzare gli spettatori perché qualsiasi sobbalzo potrebbe comportare la disaffezione al prodotto e alle sue storie. In questo, DOC – Nelle tue manirappresenta un po’ un unicum, visto che sia LuxVide che Rai Fiction hanno deciso di tentare l’impossibile e di spingere questa seconda stagione verso una marcia nuova, inedita, con i fan messi davanti a un colpo di scena dietro l’altro, alla morte di un personaggio principale e a un intrallazzo amoroso sul quale pochi avrebbero scommesso; alla scoperta della vera identità di un uomo apparentemente innamorato e alla ricostruzione di un passato ancora scontornato e fuori fuoco.

Gli sceneggiatori di DOC – Nelle tue mani, insomma, ce l’hanno messa davvero tutta per stupire. E ce l’hanno fatta, scegliendo coraggiosamente di non adagiarsi sugli allori – sarebbe stato facile seguire la struttura narrativa della prima stagione, seguita da una media di 7 milioni e mezzo di spettatori -, ma di spezzare la narrazione inserendo l’ombra nera del Covid, ma circoscrivendola a un flashback segnato da una dimensione temporale inedita: scoprire cosa sia effettivamente accaduto durante i mesi della pandemia e dell’emergenza, con Andrea Fanti e tutta la sua equipe bardaai di tutto punto con gli scafandri che sono stati la costante della diciassettesima stagione di Grey’s Anatomy, ha aggiunto, infatti, una venuta thriller alle singole trame presentate di puntata in puntata. Il risultato, naturalmente, è stato spiazzante, visto che ha portato lo spettatore a farsi mille domande. Per esempio: cosa è successo davvero a Lorenzo Lazzarini (anche se questa non siamo sicuri di perdonarvela, cari sceneggiatori)? Perché Fanti – Luca Argentero potrebbe stare due ore fermo davanti alla cinepresa e avrebbe comunque la nostra attenzione – continua a sognare di staccargli l’ossigeno? Cos’è successo davvero tra Elisa e Gabriel? E perché, quest’ultimo, ha iniziato a soffrire di attacchi di panico? In che maniera Riccardo ha sostenuto Carolina durante la pandemia? E cosa farà la povera Alba quando scoprirà di quel bacio che aveva già in sé il sapore del rimorso? 

Toccando ferro pei possibili nuovi morti di questa stagione – per la cronaca, siamo arrivati a 2 scomparse eccellenti. Quella di Lazzarini, che ha evidentemente pensato che lasciare DOC fosse il modo migliore per non fare la fine di Ellen Pompeo con Meredith Grey, e quella della Martelli -, questo «Game of DOC» riesce a tenerci incollato davanti alla televisione perché, per una volta, si ha avuto il coraggio di proporre qualcosa di nuovo, di rompere lo schema dentro al quale pensavamo di muoverci con il pilota automatico – pensiamo, per esempio, alla struttura circolare di After Life di Ricky Gervais, sempre uguale a sé stessa in ogni episodio – per trasportarci in una serie durante la quale può succedere qualsiasi cosa. Peculiarità che LuxVide ha avuto modo di affinare anche nel finale sconvolgente di Blanca. Ora, però, fateci sognare e lasciate che Agnese salga sul Trono di Spad… volevamo dire sulla poltrona di pelle nera del direttore sanitario.

VanityFair.it

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