I Maneskin si “sposano” per il lancio di “Rush!”, ma in America arrivano le prime stroncature al nuovo disco

Le nozze a Palazzo Bancaccio, a Roma: ad officiare Alessandro Michele, ex direttore artistico di Gucci

I Maneskin si “sposano” per il lancio di “Rush!”, ma in America arrivano le prime stroncature al nuovo disco. Damiano, Victoria, Ethan e Thomas si sono quindi detti “sì”. Tutti e quattro vestiti di bianco, ognuno con un mazzo di fiori rossi in mano, i quattro ragazzi romani hanno organizzato un vero e proprio matrimonio a Palazzo Brancaccio a Roma, officiato in inglese con tanto di promesse scambiate, da Alessandro Michele, ex direttore artistico di Gucci. Ma il nuovo album non piace a tutti e in America la nota rivista statunitense “The Atlantic” lo stronca chiedendosi: “Questa è la band che dovrebbe salvare il Rock and Roll?”.

Pochi giorni fa Thomas si era esibito suonando alla chitarra una marcia nuziale in versione rock sul tetto di un edificio con vista Fori Imperiali infiammando i social. Svelato adesso il mistero.

Un altare, quattro panchette e poi fiori, candelabri e due ali di sedie per gli ospiti, separate da un lungo tappeto rosso, tra specchi, stucchi e un imponente lampadario. Così è stata allestita la sala di Palazzo Brancaccio, dove si sono svolte le nozze. 

Tanti i vip presenti per assistere al “matrimonio” musicale dell’anno e applaudire le due coppie formate da Victoria, vestita da sposa con tanto di velo, come Ethan, e Thomas. E dal  batterista, in un ampio abito a bomboniera, sottobraccio a Damiano. 
Per l’inusuale cerimonia sono arrivati, tra gli altri, Baz Luhrmann, Fedez, Manuel Agnelli, Machine Gun Kelly. Hanno presenziato Dybala, Sabrina Impacciatore, Paolo Sorrentino, Fletcher Donohue, Benedetta Porcaroli, Cathy La Torre, Floria Sigismondi.I quattro ragazzi si sono giurati “unione” (“non così sacra”) eterna nel nome del rock and roll. Ognuno di loro ha promesso solennemente agli altri di rimanere insieme per sempre. “Il primo matrimonio poligamo del rock and roll di tutti i tempi”, con gli ospiti pronti a tirare riso nero sui neo-sposi e torta viola a quattro piani, con tanto di statuine dei ragazzi in cima (e le scritte Rush! e Spotify).

Il nuovo album però, il primo della band romana dei record realizzato in gran parte in inglese e concepito proprio con la volontà di copertura globale, riceve le prime forti critiche proprio in America, dove i Maneskin hanno cominciato a costruirsi un’immagine di eredi della tradizione del rock & roll. La nota rivista “Atlantic” stronca sin dal titolo del suo articolo l’uscita di “Rush!”: “Questa è la band che dovrebbe salvare il rock & roll?”.

A muovere la netta stroncatura è il critico musicale Spencer Kornhaber, che definisce le nuove canzoni del disco “così chiaramente riciclate” e “mediocri” e dal dubbio valore artistico. Critiche tuttavia che sollevano molti interrogativi, primo fra tutti: i Maneskin hanno mai affermato di voler salvare il rock & roll? 

L’affondo made in Usa arriva mentre anche in Italia  i Maneskin si “guadagnano”  alcuni detrattori, non ultimo il violinista Uto Ughi, che a Siena, durante la conferenza stampa per presentare gli appuntamenti del centenario dell’Accademia Musicale Chigiana, ha detto:  “I Maneskin sono un’offesa alla cultura e all’arte”.

Del resto sin dall’inizio della loro incredibile carriera, critica e pubblico si sono spaccati tra chi li ha subito osannati senza mezzi termini e chi si è tenuto a distanza con cauto scetticismo in merito alla purezza del loro rock. Al netto di critiche ed elogi però restano alcuni fatti innegabili, che rendono i Maneskin un vero e proprio “fenomeno” musicale, dal bellissimo capitolo che hanno scritto, salendo in pochissimo tempo sul podio insieme ai “grandissimi”, alla risonanza mondiale che hanno saputo creare, facendo rock (poco importa se puro o meno, ndr), incendiando le platee di tutto il mondo e intrattenendo come solo i veri performer sanno fare.

Nel disco tanti i rimandi musicali, dal pop-rock più melodico americano degli anni 2000 al glam, dal punk inglese più ortodosso al post punk a stelle e strisce, fino ad alcune sonorità sporche da hard rock confinante con l’industrial. 

Su 17 canzoni solo tre sono in italiano, mentre le collaborazioni vanno da Tom Morello al produttore-demiurgo del pop internazionale Max Martin.

Ma mentre il mondo musicale si prepara a recepire il nuovo lavoro della band per decidere quale posizione prendere, loro Damiano & Co. sono prontissimi per il loro mega tour praticamente già tutto esaurito e che ripartirà il prossimo 23 febbraio per toccare i palazzetti di tutta Europa e d’Italia  e si concluderà con quattro speciali date-evento allo Stadio Olimpico di Roma, il 20 e 21 luglio, e allo Stadio San Siro di Milano, il 24 (sold out) e 25 luglio. 


 

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