Buone nuove. Torna DuckTales in tv, su Disney Channel

Negli studi californiani dove nasce la nuova versione delle storie disegnate. Dal 26 su Disney Channel: “Oggi i genitori sono solo un pezzo del puzzle”

Se non fosse per i gadget sparpagliati qua e là, gli uffici della Disney a Burbank, dove ci troviamo in questo momento, in fondo non avrebbero nulla di diverso dalle file e file di cubicoli che si vedono in qualsiasi posto di lavoro.

Qui, però, dentro ai cubicoli ci sono tra le menti più creative dell’animazione, che su queste scrivanie inventano storie, inventano personaggi (vederli disegnare a mano su enormi iPad è uno spettacolo), danno vita a pezzi della nostra infanzia. Nata alla fine degli Anni 80, Ducktales è forse la serie più rappresentativa della storia Disney, quella che racconta le vicende di Paperon de’ Paperoni e dei suoi nipotini Qui, Quo, Qua, così come degli altri personaggi del mondo di Paperopoli: Paperino, Archimede Pitagorico, la Banda Bassotti.

Trasmessa la prima volta negli Usa nel 1987 e in Italia nel 1988, ha vinto un Emmy Award e ha conquistato generazioni di spettatori fino al 1990, anno del centesimo e ultimo episodio. Oggi Ducktales torna in tv dal 26 novembre ogni domenica alle ore 19.45 su Disney Channel, con episodi totalmente nuovi. Un ritorno voluto fortemente dai due produttori esecutivi, Matt Youngberg e Frank Angones: poco più che quarantenni, dicono di «essere cresciuti» con Ducktales, che oggi riportano in televisione. «Da ragazzini eravamo ovviamente molto coinvolti dalle storie di Qui, Quo, Qua. Ora che siamo genitori, siamo dalla parte di Paperino. In realtà c’è molta voglia di riportare sullo schermo le storie di questa strampalata famiglia composta da uno zio, un prozio, i nipoti, la baby sitter, un cugino in terza. Tutto molto poco convenzionale. Quella dei paperi è una famiglia allargata prima ancora che il concetto di famiglia estesa estrasse nel linguaggio comune e nella nostra quotidianità».

Il concetto di famiglia allargata è evidente se si guardano le pareti della sala riunione dove Youngberg e Angones mi fanno vedere gli storyboard, segretissimi, delle nuove puntate. Su un muro, tutti i personaggi del mondo di Ducktales, anche quelli comparsi una sola volta: averli tutti sott’occhio, permette a chi scrive le storie di ripescare dal passato. Di fronte, c’è invece la crono-storia della famiglia, dal primo dollaro di Paperon de’ Paperoni ai giorni nostri. «Il nostro obiettivo è prendere personaggi che già esistono e con nuove tecniche di storytelling raccontare come funziona una famiglia moderna, nella quale le persone a te più vicine e con le quali condividi le avventure non sono per forza di cosa i tuoi parenti più stretti».

Pur essendo uno dei prodotti più longevi della Disney, Ducktales non è andata incontro a troppi rifacimenti. Il trentesimo anniversario è il momento giusto? «Il fatto che la serie sia sparita per così tanto tempo è quasi un bene: ci permette di riproporla a un’intera generazione come se fosse la prima volta. I ragazzi oggi sono molto più astuti quando si tratta di storie di famiglia: sanno che i genitori sono solo un pezzo del puzzle. Le nuove storie sono avventure non solo alla ricerca dell’oro, ma soprattutto della storia della propria famiglia».

Il fatto che, a differenza degli Anni 90, ora i ragazzi siano abituati al binge watching e ad avere disponibile tutto il guardabile da subito, è uno dei fattori che Youngberg e Angones hanno dovuto tenere in considerazione. «Non puoi più proporre al pubblico caratteri rigidi o avventure che si ripetono sempre tutte uguali», dicono.

«Il centro del racconto diventano le dinamiche tra i diversi personaggi per cui, ad esempio, la personalità di Qui, Quo, Qua viene letta in riferimento a quella di Paperon de’ Paperoni: è a loro che il prozio ha trasmesso il gene dell’avventura. I ragazzi che guardano la serie sono in un’età in cui ricercano significati, stanno crescendo e vogliono capire quello che gli sta succedendo. In termini di narrazione, i personaggi e i dettagli con i quali sono raccontati prendono il sopravvento sull’azione e sull’avventura: ogni episodio è a sé, ma guardandoli tutti insieme viene fuori un quadro più grande sui rapporti all’interno di questa grande, sgangherata famiglia».

E la nostalgia? «Abbiamo tutto il materiale originale a disposizione, ma se facciamo riferimento a storie del passato è perché è funzionale al racconto. Tutto viene raccontato con tecniche moderne, sempre tenendo la personalità dei personaggi in primo piano».

Simona Siri, La Stampa

Tag:, , , , , , , , ,