“È stato tutto bello – Storia di Paolino e Pablito”, Paolo Rossi nel docufilm di Veltroni

Al cinema fino il 21 settembre, il racconto del bambino prima, dell’uomo poi e del calciatore che ha fatto sognare milioni di tifosi italiani. Il campione di Spagna ’82 è scomparso nel dicembre del 2020, all’età di 64 anni.

Filmati privati, interviste, testimonianze: la storia di Paolo Rossi viene raccontata da Walter Veltroni attraverso le parole del fratello Rossano Rossi, della moglie Federica, dei figli, degli amici e compagni di squadra come Cabrini e Tardelli, un docufilm per ricordare e scoprire…”Il pensiero che mi ha guidato nel raccontare la storia di queste due persone, sì perché ho fatto finta che fossero due persone, che fossero il bambino Paolino, un bambino come siamo stati tutti, con in testa il sogno di diventare un campione”. Ci dice Veltroni in veste di regista e continua: “Viveva nella zona di Prato, Santa Lucia, in una famiglia modesta, in una casa senza termosifoni, la madre faceva la sarta e il padre lavorava in un magazzino e piano piano questo ragazzino esile, gracile, che sembrava un fuscello, ce l’ha fatta ed è diventato poi Pablito cambiando quasi identità. Ho cercato di raccontare tutte e due queste storie, la seconda è più conosciuta ovviamente perché tutti sappiamo chi è quel “Paolo Rossi” la prima era meno nota e per me forse persino più affascinante”. Così inizia il nostro incontro con Walter Veltroni

PAOLINO: IL PIÙ PICCOLO DI TUTTI, IL PIÙ FORTE TUTTI

Walter Veltroni: “Quel bambino era una creatura particolare, era il più piccolo di tutti ma era il più forte tutti. Lo hanno massacrato di calci tutti i difensori che ha incontrato. Lui teneva duro, sorrideva, era sempre gentile con tutti, è cresciuto ed è andato via di casa a 16 anni, è andato a Torino e lì si è rotto le ginocchia e poi un braccio. Ha tenuto duro, non è tornato a casa come invece aveva fatto suo fratello che giocava non meno bene di lui, è diventato il campione che sappiamo, è andato in Argentina poi c’è stato il calcio scommesse, è stato fermo due anni, è tornato. Tutti i giornali lo hanno massacrato perché ha giocato male tre partite, e poi…e poi è diventato l’eroe nazionale. Con la facilità con la quale in questo Paese si passa dalla polvere all’altare, il bambino Paolino è diventato, l’eroe dei due mondi”.

IL FRATELLO ROSSANO, LA FAMIGLIA

“Rossano è identico a Paolo, come parla, come sorride, è una persona squisita. Nel docufilm ho avuto lui, la moglie Federica che ha seguito tutte le riprese. Ci tenevo che ci fosse, perché non si fa un film così se “non fa del bene”. Rossano ha raccontato delle cose che non aveva mai raccontato, che riguardano la loro infanzia. C’è una cosa che a me commuove sempre: Rossano era andato prima di Paolo a giocare a Torino però lui non ce l’ha fatta. Non studiava, quindi dopo un po’ lo hanno fatto tornare a casa. Quando è stato il turno di Paolo di andare a Torino, è stato Rossano ad andare dalla madre a dire di farlo andare, spiegando che Paolo non era come lui, Paolo era più forte caratterialmente. Questa è una cosa enorme detta da un fratello. Poteva avere un atteggiamento di invidia, di rancore, per questo ci tenevo che Rossano raccontasse questa storia.

I RAGAZZI CHE VEDRANNO “È STATO TUTTO BELLO”

 “Vorrei che i bambini pensassero che ce la si può fare”, così Veltroni risponde alla nostra domanda e aggiunge: “Nella vita sempre ce la si può fare. Se coltivi il talento che hai, ciascuno di noi ha un talento, in qualsiasi campo della vita, e al tempo stesso hai determinazione, hai curiosità, hai carattere, ce la puoi fare”

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