Vasco filosofeggia e scava nei dubbi della verità

Nel nuovo brano l’artista affronta alla propria maniera il buio delle fake news e dei social

Proprio così: «La verità non ha bisogno mai di scuse». In fondo Vasco filosofo lo è diventato.Testo dopo testo, vita dopo vita, non ha mai avuto paura di fare i conti con temi difficili, complessi, spesso pure provocatori. Pure stavolta.

Esce La verità che, neanche a farlo apposta, entra dritto in quel garbuglio di argomenti che ormai sono al centro delle discussioni di tutti: le fake news, i social, la televisione, il difficilissimo rapporto con l’informazione. Insomma, la verità che «si imbosca tra le nuvole e mescola le regola» e poi «arriva quando vuole» e «disturba sempre un po’ qualcosa». E per spiegare meglio il significato dei suoi versi, Vasco sostanzialmente ne ha scritti altri, inconfondibilmente suoi: «La verità fa male, la verità si sposa! Sposi la verità oppure la menzogna. Sai da che parte stai?» E poi ancora, quasi allusivo al nostro bailamme politico: «La verità è del primo che lo sa? Di chi la dice… da duce?». Potrebbero essere un’altra canzone, queste note che accompagnano il nuovo brano di Vasco.

D’altronde ha sempre un taglio personalissimo anche quando parla delle cose di tutti, conserva sempre una originalità di pensiero che, condivisibile o meno, dopo decenni lo mantengono ancora tra i liberi pensatori della nostra canzone d’autore. «La verità è la televisione? O Instagram o Facebook? La verità è nei talk show, dove si cercavano i colpevoli, si ascoltano psicologi e ognuno sa chi è stato o chi sarà?».

In un brano subito riconoscibile, gonfio di chitarre che intrecciano le tastiere, si trovano le coordinate del nuovo Vasco, quello che a giugno affronterà un altro giro negli stadi (1, 2, 6 e 7 giugno con altre due date, l’11 e il 12 aggiunte a furor di popolo) e magari batterà ancora i propri record. Di certo questo brano sarà in scaletta, ci mancherebbe. Quella verità che «non è vestita mai di rosa… non è una signora. Sei sicuro di volerla conoscere? Di poterla sostenere o sopportare! E se poi la verità fosse un errore?». Sono i tipici calembour alla Vasco, quelli che non occupa mai interamente il pensiero degli ascoltatori ma lasciano comunque un margine di interpretazione libero, personale. È una delle sue «wild card», dei suoi permessi speciali che si è conquistato componendo testi che sono entrati per forza, talvolta magari anche molto tempo dopo essere stati composti, nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune. Quasi fossero piccoli racconti, sintetici come tweet ma con tanti piani di lettura diversi, i versi de La verità entrano nel mosaico di Vasco che non disegna l’amore né i sogni o le illusioni ma ciò che c’è fuori e ci gira intorno, le bugie che ci ingannano perché travestite da verità e accettate passivamente come verità nonostante ci sia pure la smentita (e Vasco è stato proprio l’altro giorno vittima di un’altra fake). Dopotutto la verità «si imbosca tra le nuvole», come recita il primo verso, e ci vuole un soffio di intelligenza per diradarle.

Paolo Giordano, il Giornale

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