Emanuel Caserio: «Io, tigrotto che guarda ancora i cartoni animati»

I cartoni che guarda tutte le mattine su Raiuno, la paura che la soap di cui è protagonista venisse chiusa («Siamo rimasti di ghiaccio»), i complimenti che non l’hanno mai fatto sentire a suo agio. Così, in occasione dell’ultima puntata di stagione de «Il Paradiso delle Signore», il volto di Salvatore Amato si racconta

«Mi perdoni, ma mi ero scordato dell’intervista»: Emanuel Caserio non ha problemi ad ammetterlo. Richiama poco dopo, si scusa, scandisce le parole con cura e conferma l’onestà che traspare da quelle guance che si fanno sempre più rosse quando trattengono un’emozione o un’arrabbiatura. «Quando mi sento in imbarazzo o in difficoltà le guance vanno da sole, vorrei coprirle», dice poco dopo parlando della sua esperienza ne Il Paradiso delle Signore, la «serie daily» che chiude venerdì 17 maggio il suo primo ciclo di episodi e che gli ha regalato una nuova notorietà grazie al ruolo di Salvatore Amato, figlio, fratello, latin-lover dal cuore tenero.

«All’inizio avevo il terrore, mi dicevo “tanto non ce la farò”. Dovevo fare un dialetto diverso dal mio, girare dodici scene al giorno, ricordare tante battute», ricorda Emanuel ammettendo che non c’è stata «scuola migliore». «Il cervello si auto-programma in base alle difficoltà che trova. Ad aiutarmi è stato, soprattutto, l’affiatamento: lavorare in un gruppo di bravi attori non capita sempre e siamo stati molto fortunati a trovarci. Con queste persone dovrai convivere per un anno, le vedrai dalle 7 del mattino alle 7 di sera», rivela l’attore, classe 1990, cresciuto a Latina e formatosi al Centro Sperimentale di Roma. E pensare che, fino a poco tempo fa, girava addirittura la voce di una chiusura anticipata del Paradiso nonostante gli ottimi risultati d’ascolto.

Alla notizia che Il Paradiso delle Signore avrebbe chiuso molti fan sono insorti e, immagino, anche voi del cast.
«Per noi è stato strano. Vedevamo il responso, il gradimento, le persone che ci scrivevano. I dati andavano da una parte e la decisione finale andava in un’altra. Anche se non si è mai parlato di ufficialità, siamo rimasti di ghiaccio quando abbiamo saputo che non si sarebbe fatta più: è il nostro mestiere, tutto inizia e finisce ma, per fortuna, erano solo voci. Al rinnovo abbiamo gioito tutti quanti e, a quanto pare, saranno altri due anni, ma non è sicuro: il contratto deve ancora arrivare».

Mai incontrato pregiudizi nel venire associato a una soap?
«All’inizio avevamo paura che la qualità venisse meno e che si realizzasse una soap con i tempi veloci, battute senza ritmo, eccettera. È bastato vedere le prime puntate per capire l’impegno totale da parte di tutte le figure, di tutti i reparti: come ha detto il produttore Pecorelli, abbiamo creato un progetto unico in Italia. Molti direttori di casting guardano Il Paradiso: quando seguono anche loro il progetto vuol dire che la strada è quella giusta».

L’altra particolarità è che è ambientata negli anni Cinquanta. Lei ci vivrebbe?
«Assolutamente sì. C’era più eleganza, più rispetto, più umanità: era tutto meno bruciato rispetto a oggi. Quei tempi li vivo grazie al Paradiso ed è la cosa che ci scrivono in molti: c’era qualcosa che con gli anni si è andata a perdere».

Salvatore, il suo personaggio, fa il barista. Un mestiere che lei ha fatto fino a poco tempo fa insieme ai provini.
«Non mi è stato difficile stare dietro al banco, infatti. Prima della soap facevo proprio il barman e all’inizio sul set tutti mi dicevano quanto mi muovevo bene: insomma, a qualcosa sarà servito. Oggi è una grande gioia vivere della mia passione e fare quello che amo. Sentirsi realizzati è la gioia di grande di tutte».

Con Salvatore ha detto di avere in comune l’essere «donnaiolo»: lo è davvero?
«Più che donnaiolo direi un ragazzo simpatico e timido che, proprio per questo, può piacere. Il donnaiolo è proprio a caccia, io no. Ma credo che la mia gentilezza, l’essere dolce e disponibile piaccia. Non sono un leone, semmai un tigrotto».

Un tigrotto che, però, non si è mai sentito bello.
«I belli sono altri, io sono un ragazzo normale, senza grandissimi difetti. Da piccolo mi prendevano in giro perché ero cicciottello, avevo le guance rosse, i denti grossi: bello proprio non mi ci sentivo».

Eppure il debutto al cinema è in Forever Young, dove interpreta un latin-lover. La regia era di Fausto Brizzi, che ha respinto le accuse di molestie sessuali che gli erano cadute sulla testa negli anni scorsi.
«Sono contento di questo. È un bravo regista, sa fare bene il suo mestiere, il resto sono cose sue. Non ho mai visto tanta calma come su un set di Brizzi: fa gli storyboard prima, è studioso, preciso, organizzato, cura qualsiasi inquadratura, sa dove vuole arrivare, dove spingere l’attore. È stata una bellissima esperienza lavorare con lui».

In quel film interpretava il «toy boy» di Sabrina Ferilli: ruolo che si è ritrovato a ricoprire nella vita privata. Ospite di Vieni da me, davanti a un certo sconcerto del pubblico in studio, ha dichiarato di aver avuto una relazione con la mamma di una sua amica.
«Non vedo tanta stranezza in una cosa così quotidiana. Evidentemente nel programma risultava strana, forse anche per via dell’orario e del pubblico delle signore che guardava da casa. Per scherzo dissi “tradite, tradite” e gli autori rimasero un po’ così, ma non fa niente: preferisco essere spontaneo piuttosto che compreso».

In questi casi, poi, è sempre la donna a essere giudicata.
«A me queste differenze dei sessi paiono anacronistiche. Con la signora, comunque, non ci vediamo e non ci sentiamo più. Neanche con la mia amica, che della nostra storia non ha mai saputo nulla. È una questione un po’ particolare».

Prima di diventare attore, invece, sognava una carriera da pallavolista. Poi cosa è successo?
«Ci credevo fortemente, al palazzetto a Roma piangevo quando vedevo gli atleti che entravano in campo. Ero anche bravino, ma sapevo che non sarebbe mai stato il mio futuro per problemi di altezza. Poi è arrivata la recitazione e ho scoperto che mi emozionava ancora di più: vado sempre dove mi emoziona qualcosa. Vale la pena cambiare ogni momento della propria vita per essere felici».

Visto che ci lavora, la televisione la guarda?
«Guardo il telegiornale e i cartoni animati la mattina».

Prego?
«Sì, quelli che danno su Italia 1. Adoro soprattutto Georgie e l’Ape Maia».

E le serie?
«Sono un fan sfegatato della Casa di Carta, che è stupenda, e anche delle Regole del delitto perfetto, bellissima».

Ha detto che non le dispiacerebbe partecipare a Pechino Express. Con chi partirebbe?
«Forse con Neva Leoni, che nel Paradiso interpreta il ruolo di mia sorella: è una mezza matta in modo simpatico, penso che ci divertiremmo moltissimo. Buttiamola là, magari qualcuno leggerà quest’intervista e ci farà davvero un pensierino».

Mario Manca, Vanity Fair

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