Alberto Sordi entra tra i grandi italiani del Dizionario biografico della Treccani

Sarà nel volume 93, che va Sisto V a Gaetano Stammati: l’Albertone nazionale approda nel Dizionario Biografico degli Italiani edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, appena pubblicato. La voce Alberto Sordi è curata dal critico cinematografico e storico del cinema Alberto Crespi. Nel capitolo dedicata all’attore romano si parte dagli esordi divisi tra teatro (sia serio, sia leggero), radio (suoi i personaggi di Mario Pio, del Conte Claro e del compagnuccio della parrocchietta) e doppiaggio (sua la voce azzeccatissima di Ollio) e si arriva al cinema, con tante curiosità. Ad esempio, dopo il colossale insuccesso dei suoi primi due film da protagonista (Mamma mia che impressione! e Lo sceicco bianco), «insuccesso che gli fece dire in un’intervista che solo a nominarlo qualcuno faceva persino gli scongiuri quasi fosse uno jettatore, Fellini lo volle a tutti i costi nel 1953 per I vitelloni, pur dovendo accettare che il nome di Sordi non comparisse nei manifesti del film, affinché la gente non scappasse dal cinema».

Ma per l’attore nato a Roma nel popolare rione di Trastevere il 15 giugno 1920, tanti film di successo: come Il segno di Venere e Il vedovo di Dino Risi; Brevi amori a Palma di Maiorca di Giorgio Bianchi, La grande guerra di Mario Monicelli con Vittorio Gassman, Tutti a casa di Luigi Comencini, Mafioso di Alberto Lattuada, Il boom di Vittorio De Sica, Il maestro di Vigevano di Elio Petri, I complessi di Luigi Filippo D’Amico (quello di Guglielmo il dentone). «Erano anni – dice Crespi – in cui quasi tutti i film venivano, in prima battuta, scritti per lui: sia il copione de Il sorpasso che quelle de I mostri, entrambi di Risi, erano destinati a lui e la fortuna degli altri «colonnelli» della commedia (Gassman, Tognazzi, Manfredi) fu che Sordi aveva rallentato i ritmi (solo nel 1954 aveva interpretato 12 film) e non poteva né voleva girare tutti i film che gli venivano proposti».

Tra i progetti non realizzati dall’attore, così si chiude la voce scritta da Alberto Crespi: «Un film sulla vita del poeta romano Belli (proposta rifiutata perché temeva che, al momento dell’ascesa in Paradiso, san Pietro glielo avrebbe rimproverato), uno su Henry Kissinger, un altro sul trombettiere del generale Custer John Martin»

Ilmessaggero.it

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