La “Compagnia del cigno” non piace al Conservatorio

Non a caso viene chiamato «il bastardo». Un maestro d’orchestra così non se lo augurerebbe nessuno. Il protagonista della fiction «La compagnia del cigno» in onda su Rai 1, ambientata al Conservatorio di Milano, usa metodi spietati per spronare i suoi allievi. Il clima con lui è sempre teso, i ragazzi terrorizzati. Un’immagine respinta con fermezza dal Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Torino, tra i primi a prendere le distanze dalla serie tv e a scatenare una polemica nazionale. «Non ci riconosciamo nel metodo didattico aggressivo del maestro che guida l’orchestra nella fiction, né tanto meno nel rapporto che ha con gli allievi — spiega il direttore Marco Zaccarini —. Non è quello il metodo seguito, in fattispecie a Torino». Dopo il Conservatorio di Padova, Torino è stato il secondo istituto a schierarsi contro la serie tv scritta e diretta da Ivan Cotroneo.

«Immagine distorta dell’esperienza formativa musicale»

«La proposta televisiva non rende merito all’attività dei nostri Conservatori e non valorizza in alcun modo le professionalità coinvolte — è scritto in un post ufficiale su Facebook —. Viene fornita un’immagine distorta dell’esperienza formativa musicale e delle metodologie didattiche che contraddistinguono le nostre Istituzioni». Eppure la serie tv è un successo, gli ascolti viaggiano sui 5 milioni a serata. «Non entriamo nel merito del valore estetico dell’opera, ma a me mezza puntata è bastata per formulare un giudizio condiviso dalla maggior parte degli insegnanti e da tanti studenti — chiarisce il maestro Zaccarini —. Nella fiction non sorride mai nessuno: è vero invece il contrario, suonando ci sono tanti momenti di complicità». Ma è l’atteggiamento del maestro d’orchestra Luca Marioni, interpretato da Alessio Boni, che ha irritato in particolare il Conservatorio di Torino. «È una figura poco credibile, abbiamo ben altre professionalità — commenta Attilio Piovano, docente di Storia della Musica al Conservatorio di Novara, istituto che non si è schierato —. Ciò premesso, si tratta di una fiction e va presa per quello che è».

Pubblicità negativa

Il rischio è che il grande pubblico, non conoscendo il mondo del Conservatorio, scambi la finzione per realtà. Pubblicità negativa, insomma. «È chiaro che si tratti di un’esagerazione — sostiene invece Lorenzo, 20 anni, allievo del Conservatorio di Torino —. Difendo questo genere di progetti, servono ad avvicinare le nuove generazioni alla musica classica». Non per niente Lorenzo ha partecipato all’«Amadeus Factory», il primo talent dedicato ai giovani artisti dei Conservatori italiani di Sky Classic, arrivando in finale. «In questa serie ci sono anche molte verità — aggiunge David, 19 anni, pianista torinese vincitore dell’edizione 2018 — Prima fra tutte, il fatto che il musicista dedica sempre tutto se stesso alla musica fino a farla coincidere con la vita». Dedizione, ma anche passione. Un tratto che contraddistingue, nella realtà, molti insegnanti per primi. «I miei studenti mi fanno sentire come Robin Williams nell’Attimo fuggente — dice il batterista jazz Enzo Zirilli, fino al mese scorso docente al Conservatorio di Torino —. A loro cerco di trasmettere più che altro passione e umanità». Altro che quel cattivone del maestro Marioni.

Chiara Sandrucci, Corriere della Sera

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