MEDIASET, PREMIUM APRE ALL’ESTERNO

La pay tv pronta a partecipare alle aste per il calcio

di Marco A. Capisani, ItaliaOggi

Piersilvio-BerlusconiMediaset Premium offrirà i propri contenuti anche all’esterno, per esempio ad altri operatori alla Apple o del mondo delle telecomunicazioni. E in parallelo renderà disponibile la propria piattaforma tecnologica ai produttori di contenuti che vogliano diffonderli tramite un’offerta a pagamento.
Grazie al «nuovo assetto» la pay tv del Biscione potrà nuovamente «partecipare alle aste per i diritti di calcio», ha fatto sapere ieri lo stesso gruppo guidato dal vicepresidente e a.d. Pier Silvio Berlusconi e presieduto da Fedele Confalonieri, scoprendo quali saranno le sue linee guida di sviluppo che vengono presentate ufficialmente oggi a Londra. In particolare, quindi, Mediaset continua a scommettere sul calcio per la sua offerta pay ma con maggior pragmatismo rispetto al passato, visto che ieri il gruppo ha precisato che «l’approccio» sarà «orientato alle reali opportunità di business», ossia i costi delle aste per i diritti di Champions League o Serie A.
Nel futuro di Mediaset, però, non c’è solo pay tv, anzi. Il Biscione pensa a un futuro suo e del comparto sostenuto essenzialmente da contenuti gratuiti, di conseguenza l’intenzione è riordinare i contenuti gratuiti online creando un’unica interfaccia di accesso per gli utenti e lanciare una piattaforma over-the-top (ott) di advertising video on demand (avod). Tradotto: una piattaforma digitale che con le inserzioni pubblicitarie aiuti a monetizzare proprio i contenuti gratuiti. In un’ottica più ampia, la strategia si concentra sui molti contenuti gratuiti già presenti nel portafoglio internet del Biscione, che possono attirare una quota significativa di spettatori, fidelizzarli e dopo traghettarli verso offerte più mirate a pagamento. Tra pay tv aperta all’esterno e rilancio di contenuti gratuiti, l’obiettivo finale è trovare nuove fonti di ricavi.
La rifocalizzazione di Mediaset passerà, comunque, anche attraverso la creazione di contenuti locali, internazionali e la firma di partnership globali. Il modello è quello dell’operazione Studio 71, società controllata dai tedeschi di ProSiebenSat.1 Media in cui è entrata di recente Mediaset, oltre che i francesi di Tf1. Nel dettaglio, Studio 71 confeziona canali online ad hoc, tra gli altri, per Youtube e promuove talenti del web, blogger e youtuber, per l’appunto (vedere ItaliaOggi del 13/1/2017).
A livello di conti, tutta la nuova «road map» del gruppo milanese di Cologno monzese servirà ad accrescere la quota di mercato pubblicitario oltre il 39% nel 2020, dalla soglia attuale pari al 37,4%. Nel 2020 l’ebit atteso delle attività media italiane del gruppo è di 468 milioni di euro (al 30 settembre scorso il dato era pari a -138 milioni). A fine 2016 la raccolta complessiva totale è cresciuta del 4% (+2,8% senza considerare il contributo del polo radiofonico, che comprende R101, 105 e Virgin).
Sullo sfondo delle nuove mosse internazionali di Mediaset resta lo scontro con Vivendi di Vincent Bolloré. Scontro in una fase di tregua armata in attesa che Consob, Tribunale di Milano e Agcom valutino se il raid che ha portato Bolloré a ridosso del 30% di Mediaset è stato compiuto nel rispetto della normativa. Secondo Repubblica, per esempio, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sta procedendo con l’indagine avviata lo scorso 21 dicembre ma ha già individuato alcuni punti fermi come l’inaccettabilità giuridica di un’eventuale opa di Vivendi sul Biscione. Conclusione che tiene conto dell’intreccio che si verrebbe a creare con Telecom Italia, di cui la stessa Vivendi è primo azionista con circa il 24% del capitale. Infine, sempre secondo il quotidiano romano, se già nella fase attuale verrà appurato che Bolloré detiene una posizione dominante, allora l’Agcom potrà chiedere ai francesi il disinvestimento, ossia la rinuncia al pacchetto di azioni acquistate.
Ieri il titolo Mediaset ha archiviato la giornata in borsa limando il -0,62% a 4,174 euro. Telecom Italia ha chiuso a -1,7% a 0,8375 euro. A Parigi Vivendi ha perso lo 0,79% a quota 17,65 euro.

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