Tommaso Paradiso: perché la sua stagione preferita è l’estate

Tommaso Paradiso ha una stagione del cuore. Che inevitabilmente, per analogia o per contrasto, corrisponde con l’estate. Ma non certo un’estate composta da tre mesi, come punto e virgola tra una florida primavera e un rilassante autunno. Piuttosto come una stagione sempiterna, durevole pure quando sono i primi freddi o i prematuri boccioli a connotare o invadere il paesaggio intorno. Quasi a fare il paio a quel «cerco l’estate tutto l’anno» di celentaniana ispirazione. «Questa canzone non è stata scritta per l’estate ma per l’estate che abbiamo dentro anche d’inverno. È una voglia irresistibile, un accenno di manica corta. L’ho sempre pensata una canzone così ed eccola qua» spiega Tommaso Paradiso raccontando il  nuovo singolo fresco di release La stagione del cancro e del leone, scritto con Dario Faini e prodotto da Federico Nardelli. E Paradiso questa estate sembra guardarla da lontano – da una finestra invernale che ricorda un po’ un rifugio e un po’ una camera d’albergo di un film di una vacanza di Natale più o meno collocata tra gli Ottanta e i Novanta – la stagione del solleone è sempre presente in maniera impetuosa, roboante, ineludibile nella sua poetica. Un’estate che in questo nuovo singolo La stagione del cancro e del leone è certamente ammantata di quella malinconia positiva, che consente di mettere a fuoco le cose guardandole dopo un po’ di tempo con più consapevolezza, qualche orma sulla neve più in là. E con l’aggiunta di quel sound e di quel timbro inequivocabile che confermano quanto perfetta sia la ricetta dell’artista: nostalgica e commemorativa al punto giusto, quando attinge a piene mani a ricordi preziosi e condivisi che fanno parte di un immaginario vissuto da tutti noi. D’estate soprattutto.

Il segreto dell’estate perenne di Tommaso Paradiso


Ecco perché Tommaso Paradiso dedica un ritratto ricorrente ma sempre molto personale e particolare alla sua stagione, ovvero l’estate. Perché mica l’estate sognata e cantata da Paradiso è come la stagione dell’amore che viene e vama è piuttosto un periodo immanente e benedetto. Quel periodo che si può godere nel momento stesso in cui avviene, che sia dolore o rivelazione. Ma anche quel tempo, come nel caso del suo ultimo singolo, che può essere guardato da una prospettiva invernale, con più consapevolezza. O ancora, come nel caso di La fine dell’estate, una stagione che può essere scorta dalla soglia di un autunno nascente. La magia estiva evocata da Paradiso, autunno o primavera che sia, è comunque composta sempre dal medesimo elemento catalizzatore: una malinconia benefica, fatta di piccole polaroid che tutti hanno scattato almeno una volta a ridosso di un Ferragosto da desiderare, magari a Riccione. 

Si tratta, quindi, di una malinconia e piacevole compagna, in cui tutti possono in fondo riconoscersi e ritrovarsi, per analogia o contrasto. Così «la gente in motorino» del nuovo singolo è il riflesso acceso della «bici rossa Atala» de La fine dell’estate, il «quando tutti vanno a mare con le facce rilassate» è la corrispondenza diretta del «mi mettono di buonumore come gli stabilimenti balneari» di Felicità Puttana. Il «quando fuori splende il sole» sembra richiamare l’arsura cocente e attesa di quel «sotto il sole di Riccione» cui, pur scorrendo gli anni, è impossibile sottrarsi nel ricordo. E su tutto, in questo nuovo singolo La stagione del cancro e del leone c’è la voglia di Tommaso Paradiso di giocare e mettersi in gioco sempre, non solo d’estate. Di lasciarsi travolgere da quel senso inevitabile di leggerezza che possa sempre non fermarsi a una singola stagione, ma ammantare tutto della magia di questa stagione pure se, come in Maradona y Pelè, «l’estate fa strani scherzi, sulla bocca in un sorriso» e pure se l’attesa dell’estate e di quel «son contento, ce ne andremo in vacanza» di Ricordami, talvolta è visto dal punto diametralmente opposto (come in questo singolo appena uscito e in cui “l’aria fresca sa di pino”, ergo di profondo inverno).

La malinconia di Tommasso Paradiso

Quello che resta e che si conferma alla release di ogni nuovo singolo di Paradiso è che per l’artista  i bei tempi passati, in fondo, non sono mai da rimpiangere. Ma sempre da attendere, prima di essere replicati sempre con la stessa incontenibile e leggere felicità. Tutto è ciclico e prima o poi ritorna, in un modo o nell’altro. Torna l’estate, tornano le passioni che hanno fatto sognare, torna chi davvero ha amato,seppur in forma diversa magari. Tommaso ama Lucio Dalla? Questo non torna solo nella sonorità, ma anche, in dettagli apparentemente casuali ed impercettibili: e così, ad esempio, l’album di Space Cowboy di Tommaso Paradiso uscirà in quel 4 marzo che per un attimo fa pensare al memorabile 4 marzo 1943 che fu proprio e sempre sarà dell’indimenticato Lucio Dalla. Ma in realtà, ogni cosa è per Tommaso Paradiso anche una piccola preziosa ode revival al piccolo mondo antico in cui s’immergono le sue radici: Dalla, Venditti, i fratelli Vanzina, Verdone e annessi e connessi. Un’elegia al passato che sa di quella osmosi perfetta tra estate vissuta appieno e malinconico ricordo,  inevitabilmente. E questa corrispondenza tra stagione, leggera malinconia e certe ispirazioni d’antan che attingono soprattutto ai Settanta e agli Ottanta costituiscono la più fortunata cifra stilistica possibile di Paradiso, il suo alter ego più corrispondente, il suo marchio inconfondibile. Quale marchio? La malinconia. «La malinconia. Questo stato emotivo ancora non del tutto chiaro, che sopravvive a un passo dalla tristezza ma che appunto tristezza non è. Non è tragedia e non è neanche infelicità, perché la malinconia scuote, turba ma non abbatte. È piuttosto la luce opaca e lontana dalla fiamma di una candela in mezzo al buio della notte». spiega Tommaso Paradiso raccontando oggi, d’autunno, La stagione del cancro e del leone. Ma lo cantò già quel 9 ottobre 2015 con i Thegiornalisti quando lanciando La fine dell’estate, ne delineò la sua perdurante estiva essenza artistica in un verso: «La mia malinconia è tutta colpa tua. E di qualche film anni Ottanta». 

VanityFair.it

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