Ecco il Tiki Taka di Chiambretti: c’è Zazzaroni, fuori lo sgradito Pistocchi

Parte il campionato e si avvia anche Tiki Taka (dal 21 settembre su Italia 1 in seconda serata). Nella nuova stagione Piero Chiambretti è subentrato al posto di Pierluigi Pardo e ormai la sua squadra è fatta. Come opinionista fisso ci sarà Ivan Zazzaroni, il direttore del Corriere dello Sport che lascia Il bello del calcio sul Canale 21 per approdare a Mediaset. Nella squadra di titolari fissi ci sono anche due giornaliste: una è Francesca Barra che era già nel cast della Repubblica delle donne; l’altra è Francesca Brienza, ex conduttrice di Roma Tv e compagna dell’ex allenatore della Roma Rudi Garcia. Ai titolari si aggiungono gli opinionisti a rotazione (dunque presenti non in tutte le puntate) come Franco Ordine, Giampiero Mughini e Fabrizio Ferrari (ex biografo di Sarri, giornalista molto preparato e ultimamente volto di SportItalia). Per alleggerire l’imitatore, bravissimo, Gianfranco Butinar.

Il retroscena

Ogni notizia però si porta sempre dietro un retroscena. Quello su Tiki Taka è che Chiambretti come opinionista fisso avrebbe voluto puntare su Maurizio Pistocchi: pare però che Mediaset abbia messo un veto (anche perché c’è un contenzioso legale in corso con il giornalista). Pistocchi è di fatto sparito dal video da tre anni, perché — si dice — fosse inviso alla Juventus che non gradiva le sue posizioni (e non è difficile crederlo, visto la sua attività su Twitter sempre molto abrasiva…). Mediaset — è lecito — non condivide la ricostruzione e con una nota precisa che «non pone alcun veto su cast e ospiti nei suoi programmi. Il gruppo degli opinionisti di Tiki Taka è stato creato in assoluta armonia tra la direzione editoriale e il conduttore».

La prima volta

Per Chiambretti si tratta di una sfida inedita. «È la prima volta nella mia vita che faccio un programma di sport, la prima volta che eredito il programma di un altro, due incognite che non corrispondono all’abitudine della mia storia televisiva. La prima difficoltà è cercare di dire cose che altri non dicono, una sfida molto difficile perché gli argomenti che tengono banco sono sempre quei 4 o 5: la maggior parte degli opinionisti, di tutte le reti, anche le locali, parla degli stessi temi nello stesso modo, eppure hanno il loro seguito. Sono convinto che questa ipnosi verbale sia il vero senso del calcio parlato».

Renato Franco, corriere.it

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