Le mie pagelle degli “atipici” della tv

di Cesare Lanza per LaVerità
*Hanno collaborato Donato Moscati e Romina Nizar

Eccoci agli «atipici». Chi sono i boss della tv definibili atipici? In questa prima parte troverete di tutto e di più. Alcuni personaggi che hanno fatto la storia della televisione, quelli che conducevano e non conducono più, ma fanno sentire le unghie quando hanno l’occasione di apparire. I comici in spolvero e quelli sfiatati, i seduttori e i seducibili, vecchi campioni, leggende e volenterosi o velleitari scalatori, qualche emarginato… Posti in piedi, nella rassegna. E non finisce qui.

RENZO ARBORE (Foggia, 24 giugno 1937). Grandissimo innovatore, con programmi sempre di successo (pubblico e critica). Ha condotto due speciali su Rai 2 per il trentennale di Indietro tutta con Nino Frassica e Andrea Delogu. Nel prossimo dicembre altri due speciali, dedicati alla canzone umoristica. Renzo è anche un noto seduttore: ha rivelato di avere avuto oltre 100 donne! «Con un unico amore grandissimo», Mariangela Melato, scomparsa nel 2013, con la quale ha avuto una lunga relazione. Ma senza arrivare al matrimonio: per lui un acuto rimpianto: «È stato il grande errore della mia vita». Anticipatore fin da ragazzo. Ha dichiarato di essere stato il primo a indossare i jeans a Foggia, sebbene suo padre fosse contrario «a quei pantaloni da operaio». Si ritiene uno degli ispiratori della canzone Tu vuo fa’ l’americano di Renato Carosone: girava per Napoli vestendo all’americana. UNA SOLA PAROLA, GENIALE.


CLAUDIO BAGLIONI (Roma, 16 maggio 1951). Miracolato dagli ascolti per il suo festival di Sanremo: un trionfo, nessuno in Rai e fuori avrebbe scommesso sul suo successo. Quindi concederà il bis come direttore artistico e conduttore, al suo fianco si vocifera la presenza di Paola Cortellesi. Il pericolo sovraesposizione è dietro l’angolo. Curiosità? Un presunto intervento estetico pochissimi giorni prima del festival, svelato dal settimanale Spy, diretto da Alfonso Signorini. Una querela ad Antonio Ricci, maestro di satira, che gli aveva attribuito il «botulino nel cervello». Ricci non si è scomposto: «Il Divino Claudio non accetta la critica e neppure il diritto di satira». Il primo disco di Baglioni risale al 1970, il celebre Questo piccolo grande amore subì la censura per alcune parole, considerate scabrose («la voglia di essere nudi» diventò «essere soli»). Nel novembre 1990 rimase coinvolto in un incidente stradale e rischiò persino non poter più fare musica a causa di un taglio della lingua. Sono passate decine di anni e ancora imperversa. IL TROPPO STROPPIA. 


PIPPO BAUDO (Militello in Val di Catania, 7 giugno 1936). Nel 2019 festeggerà i 60 anni di carriera, non si sa se la Rai lo celebrerà. È il conduttore per antonomasia della televisione italiana. Il suo ultimo programma, Domenica in nel 2016. Katia Ricciarelli ha raccontato senza astio che aspettava un figlio e Pippo le chiese di abortire. Ha avuto un figlio, Alessandro, da Morella Adinolfi, che ha riconosciuto dopo una vicenda legale e un test del dna nel 1992: «Come padre penso di essere stato sensibile e vicino. Ho riconosciuto mio figlio Alessandro in età avanzata e adesso abbiamo un rapporto molto bello. Quando i figli di mia figlia mi chiamano nonno, invece, mi scatta la “nonnitudine”: è una malattia fantastica». Ha rivelato di aver trascorso una serata in albergo con Sharon Stone, che lo avrebbe atteso senza veli per parlare della trasmissione che avrebbero avuto la sera successiva. Ha detto: «Io sono nato democristiano. Papà mi disse: sei figlio di Giovanni e sei democristiano. Lui aveva studiato con Mario Sceiba e al liceo di don Luigi Sturzo. Essere democristiani non significa appartenere a un partito. È un modo di intendere la vita. Anni fa Romano Prodi e Francesco Rutelli mi proposero la candidatura alla presidenza della Sicilia. Rifiutai perché la politica è cosa seria e non volevo fare figuracce!». Nelle interviste e nelle ospitate parla crudo e schietto… «La Rai è un’azienda moribonda, senza più uno straccio di progetto culturale, seviziata dalla politica». E della Rai berlusconiana: «Miserabili scherani, pensando di fare un favore al loro padrone, hanno trasformato la Rai in una televisione commerciale, rendendola in tutto simile a Mediaset, che cosine è rimasta, per beffa, danneggiata. Il loro capo, Berlusconi, il più grande intenditore di televisione che io abbia mai incontrato, beh lui aveva invece non casualmente fatto una scelta diversa: c’è una tv che già fa servizio pubblico? Perfetto, io allora invento la televisione commerciale, e ci metto dentro un po’ di tette, di leggerezza». DEMOCRISTIANO, CON UN SUCCESSO PIÙ LUNGO.


CLAUDIO BISIO (Novi Ligure, 19 marzo 1957). Poliedrico: cinema e televisione senza soste. Giurato in Italia’s got talent e nella prossima stagione, nella passata anche alla guida del Saturday Night live programma comico con nefasti ascolti. Curiosità: Un conquistatore! Una cotta nel remoto 2009 di Michelle Hunziker per lui. «Ero andata fuori di melone per lui. Ha uno charme incredibile. E anche fisicamente è in forma, ai tempi di Zelig me ne ero invaghita. Uscivo a pezzi dal matrimonio con Eros Ramazzotti, a Zelig, con Claudio, fu terapeutico”. E Vanessa Incontrada: «Vedere Bisio accanto alla Cortellesi in tv è stato come vedere tuo marito a letto con un’altra. Perché Zelig era la mia casa, la mia famiglia, Bisio come un marito». E lui? Vive una storia d’amore d’altri tempi con Sandra Bonzi, con la quale è sposato dal 23 agosto 2003. «Quanto amore c’è nel vedersi poco… Il segreto del mio matrimonio così duraturo? Mia moglie ed io ci vogliamo bene, certo. Ma soprattutto tra tournée e set ci vediamo poco! La distanza ci aiuta a mantenere vivo il desiderio». CASANOVA A SUA INSAPUTA. 


RAFFAELLA CARRÀ (Bologna, 18 giugno 1943). Non si vede in tv dal flop di Forte forte forte correva l’anno 2015, qualche apparizione e nulla di più. Per dicembre si vocifera l’uscita di un album e un prime time celebrativo. Sarà vero? Curiosità: ha lamentato l’assenza perenne di un padre sul piano fisico, ma non solo: «Mi hanno cresciuta due donne. Tre, contando la nurse inglese. Mia mamma Angela Iris fu una delle prime a separarsi nel dopoguerra. Non si risposò più Nonna Andreina era rimasta vedova di un poliziotto di Caltanissetta. Mi vergognavo di non avere una figura maschile. Mio padre è stato un uomo buono e intelligente, ma inaffidabile. Non aveva alcun senso della famiglia… Il babbo che cercavo l’ho trovato in Gianni Boncompagni, che aveva 11 anni più di me». Boncompagni scrisse per lei la canzone Tuca tuca, che Raffaella, con l’ombelico di fuori, portò al successo. Censurata subito dalla Rai. Ma Alberto Sordi rifintò di intervenire a una trasmissione se non gli avessero permesso di ballare il Tuca tuca con lei. La Rai, pur bacchettona, abbozzò e gli ascolti salirono alle stelle: consacrazione totale per Raffaella. L’OMBELICO DEL MONDO. 


LICIA COLÒ (Bussolengo, 7 luglio 1962) Ha lasciato la Rai nel 2013 quando per contrasti con la direzione di Rai 3 dopo 16 edizioni di Alle falde del Kilimangiaro. Questo è l’anno del ritorno, infatti le è stato affidato il prime time dì Rai 2 Niagara  – Quando la Natura fa Spettacolo. Sul suo ritorno in Rai dice: «Ora guardo solo al futuro. Quattro anni fa c’è stata evidentemente una divergenza di opinioni con l’allora direttore di Rai 3, Andrea Vianello: lui aveva tutto il diritto di esprimerle e io aveva tutto il diritto di dire quel che pensavo», ha detto la Colò al settimanale Spy raccontando il motivo che l’ha spinta ad allontanarsi dalla Rai. Licia ha proseguito dicendo che adesso vuole solo guardare avanti non creando polemiche su ciò che è successo negli anni passati: «Sono per vivere il presente, per me il passato è passato e ora guardo solo al futuro. Non amo le polemiche, ma sono una persona che non ha paura di dire quel che pensa. Se incontrassi oggi Vianello? lo saluterei, ma non lo inviterei a cena, anche se non credo che sia un problema». Non ama fare polemiche, ma si ricordano ancora i botti di una intervista a Famiglia cristiana, quando definì con qualche ragione la figlia Liala «poco educata e viziata», sebbene con un cuore buono, e che ne era stufa. A VOLTE RITORNANO.


CARLO CRACCO (Creazzo, 8 ottobre 1965). Passa più tempo in tv che dietro i fornelli. Da Masterchef a Hell’s Kitchen Italia fino ad arrivare a Cracco confidential. Spesso polemico, vuole togliersi sassolini dalle scarpe. Ad esempio contro Masterchef: «Guardo ancora Masterchef, Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo sono i miei fratelli, i miei “figli”. Non potrei mai parlare male di loro… Però nella prima puntata hanno inscenato il mio funerale, non ne sapevo nulla. Ero a casa, stavamo cenando e non guardavo la tv. A un certo punto hanno cominciato a chiamarmi al telefono… Volevano sapere se ero morto davvero. L’ho trovato un po’ kitsch, di cattivo gusto. Anche perché non si è mai fatta una cosa del genere in televisione. Al festival di Sanremo non ho mai visto fare il funerale al conduttore precedente. Però è anche vero che la televisione per fare audience è disposta a tutto: a vendere la mamma, la nonna, la suocera, la nuora e a vendere la pelle dell’orso ancora prima di averla cacciata. E quindi anche a fare il funerale a Cracco». IL DILEMMA: DIVO O CHEF?

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