FILM IN USCITA, COSA VEDERE (E NON) AL CINEMA NEL FINE SETTIMANA DEL 17 E 18 SETTEMBRE

HEART OF A DOG, DEMOLITION, ALLA RICERCA DI DORY, TRAFFICANTI

HEART OF A DOG di Laurie Anderson. Con Lolabelle. Durata ’78. Voto 4/5

Filmmaker Laurie Anderson and her pet rat terrier, Lolabelle, subject of her film HEART OF A DOG, opening October 21 at Film Forum.  Photo by Sophie Calle. Courtesy of Abramorama.

Senso della vita, accettazione della morte e rinascita, contemplazione del cosmo e riflessione sull’oggi, il compianto rat terrier Lolabelle che suona il piano e l’altrettanto compianto Lou Reed che appare fugacemente come fantasma che si riflette in uno specchio. Heart of a dog è una stranissima creatura cinematografica che anni fa avremmo definito videoarte e che oggi diventa patchwork e miscellanea di sequenze animate, home movies personali, fotografie seppiate o in bianco e nero, una sequenza variata di continuo da dietro il vetro d’automobile sotto la pioggia o la neve. Voce fuori campo della regista, in Heart of a dog si dipana il filo lunghissimo che lega esistenza ed eternità, facendolo vibrare dentro l’anima dello spettatore, rintracciando e mostrando uno stato tra l’esserci e il non esserci più, in cui la coscienza acquisisce uno stato mentale simile al sogno che travalica ostacoli materiali, spazio e tempo. Film atipico, inclassificabile, sublime, con la cagnetta Lolabelle dolce e infinito frame ricorrente. Da vedere e percepire soprattutto col cuore. Di cane.

DEMOLITION di Jean Marc Vallée con Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper Durata 101. Voto 3/5

Rimasto illeso dopo un incidente d’auto al solito incrocio statunitense, ma con la moglie invece morta accanto a lui, Davis, manager bancario che lavora nella milionaria mega-agenzia del suocero, tenta di elaborare il lutto della perdita, ma dentro di sé non trova nulla, se non l’arida assenza di un significato della sua vita. Abituato socialmente ad agire più che a pensare, da un lato si incaponisce a spedire lettere di reclamo alla ditta proprietaria di una macchinetta del caffè che in ospedale, mentre la moglie moriva, gli ha fregato qualche spicciolo; dall’altro inizia una pervicace distruzione materiale di casa sua con sega, martelli e trapani fino alla completa cancellazione del super lussuoso appartamento. Imploso nella sua carica e ricerca distruttiva, il protagonista di Demolition si muove su una direttrice centripeta e autoriflessiva che avrebbe fatto la felicità di uno di quei film “politici” di rottura psicologica e sociale anni settanta. Invece il lavoro di Valée, in continuità con questi suoi (Wild, Dallas Buyers Club), staziona in un limbo asettico di ricerca impossibile di una normale verità dell’anima, di un’agnizione narrativa, della risoluzione e sblocco del problema che non arriva mai. Film affascinante nella sua apparente inconcludenza generale, compatto e denso nella scansione temporale, con un Gyllenhaal impassibile e perfetto nel quale non si riesce davvero mai a scorgere un impercettibile moto sincero dell’anima che lo faccia uscire dall’impasse.

ALLA RICERCA DI DORY di Andrew Stanton USA 2016 Durata: 90’ Voto 2/5 (AMP)

Da 13 anni Andrew Stanton ha passato intere giornate pensando alla pesciolina Dory, sua magnifica nonché indimenticabile “creatura” in Alla ricerca di Nemo. Che ne sarebbe stato di lei una volta che Nemo e suo padre Marlin si sono ricongiunti? Al quesito esistenziale che tormentava il regista due volte premio Oscar (Nemo e Wall-E) risponde il fortemente voluto Alla ricerca di Dory, spin off e calco di titolo del primigenio. Scritto ad hoc per un pubblico di piccoli – a differenza della maggioranza delle produzioni Pixar che ben si addicono anche ai gusti adulti – il film ancora diretto da Stanton non offre alcuna originalità narrativa né creativa, rimanendo volutamente ancorato all’universo subacqueo del collega a pinne rosse. L’unica importante differenza sta nella personalità di Dory, assai più marcata rispetto a quella della coppia padre Marlin – figlio Nemo, che pure sono presenti in questo secondo lungometraggio.
La pesciolina blu, infatti, notoriamente soffre di perdita di memoria a breve termine, il che la rende buffa e simpatica fin dalla sua infanzia. Il suo scopo è quello di ritrovare i genitori smarriti e per questo anche lei, come Nemo, attraversa il Pacifico diretta al Parco Oceanografico della California in cui aleggia la voce materna della nostra Licia Colò, chiaramente presente solo nel doppiaggio in lingua italiana. Se in Nemo il messaggio sottostante era il mantenimento di coraggio e resistenza nel perseguire i propri obiettivi, in Dory l’attenzione si sposta sulla diversità, intesa come valore aggiunto e non riduttivo rispetto a ciò che comunemente si intende con il termine normalità. Tra i personaggi spicca il polpo Hank, nuovo character del franchise.

TRAFFICANTI di Todd Phillips Con Jonah Hill, Miles Teller, Bradley Cooper USA 2016 Durata: 114’ Voto 2/5 (AMP)

Sarebbe stato un dramma etico su guerra e politica se non fosse finito nelle mani di Todd Phillips, meglio noto al mondo per aver diretto la trilogia di Una notte da leoni. Trafficanti – in originale War Dogs, “cani da guerra”, titolo assai più pregnante – è diventato dunque un action-gangster comedy – buddy movie pur conservando lo spunto drammatico da cui si origina. Alla base della vicenda dei giovani trafficanti d’armi Efraim e David è il servizio giornalistico Arms and the Dudes uscito nel 2011 su Rolling Stone in cui veniva allo scoperto la bizzarra storia dei due amici americani arrivati a contrattare munizioni belliche con il proprio governo nel 2005: destinazione Afghanistan.
Nei fatti veri trasposti poi nel film risiede tutta l’ipocrisia istituzionale della più roboante nazione democratica, capace di acquistare armi dal miglior offerente incurante della sua identità, provenienza e credo politico. “Avremo un solo cliente, ma il più fanatico di armi di tutti: il governo degli Stati Uniti d’America” annuncia Efraim all’amico David quando lo ingaggia nella sua micro-società AEY Inc., una delle tante dedite al commercio online di armi che regolarmente partecipano alle aste per acquisire appalti più o meno appetitosi. Se il tema s’impone nella sua grave attualità, non completamente positivo è il giudizio sulla capacità del film di mantenere il suo registro narrativo/drammaturgico e di costruire due protagonisti all’altezza del racconto, benché i giovani talenti Hill e Teller diano il massimo. Ovvio il tentativo di emulare ritmi, leggerezza e intelligenza di The Wolf of Wall Street ma di Scorsese, si sa, ce n’è uno solo.

di Anna Maria Pasetti e Davide Turrini, FQ magazine

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