Paola Perego: «Quando mi sento impotente»

La conduttrice torna al timone del programma di interviste prodotto da Stand By Me e al via il 21 giugno in seconda serata su Raiuno. E stavolta farà parlare anche i maschi («ma che imbarazzo»). Ecco che cosa ci ha raccontato

La raggiungiamo al telefono poco prima dell’ora di pranzo, la voce squillante e le risposte secche, precise, che concentrano l’essenza del discorso senza perdersi nel Grand Canyon della retorica. Paola Perego è raggiante, concentratissima sulla seconda edizione di Non disturbare, il programma di interviste tête-à-tête prodotto da Stand By Me che torna su Raiuno in seconda serata a partire dal 21 giugno. «È un programma che mi piace tanto e che mi dà tanta soddisfazione perché sono confronti fra persone, non interviste», chiarisce subito la conduttrice che, anche stavolta, ospiterà i personaggi del mondo dello spettacolo all’interno di una stanza d’albergo, le luci soffuse e il cartello «Non disturbare» appeso fuori alla porta.

In ogni puntata Paola svelerà qualcosa in più sui suoi invitati, rovistando nei loro trolley e trattenendo il loro cellulare per tutta la durata dell’intervista, leggendo i messaggi e rispondendo alle chiamate che arriveranno nell’intervallo di tempo prestabilito. «È un programma bello, che mi arricchisce, che mi permette di imparare tante cose», insiste ancora la Perego, 53 anni, una carriera quasi quarantennale in televisione. Dopo la quarta edizione di Superbrain, trasmessa fra gennaio e febbraio su Raiuno, è tempo di una dimensione più intima, riservata, che penetri la corazza degli ospiti che, in questa edizione, saranno fra gli altri Elena Santarelli, Rita dalla Chiesa, Sabrina Salerno, Paola Barale e Cristiano Malgioglio.

Fare un’intervista che permetta all’ospite di sentirsi a proprio agio significa saper ascoltare. Si ritiene una buona ascoltatrice?
«Penso di sì perché sono una persona curiosa e, poi, non sopporto quando gli altri non ascoltano me: inizi a parlare e a un certo punto attaccano con i problemi loro e non ti danno più retta. Ascoltare è una dote che dovrebbe avere chiunque voglia coltivare un’amicizia».

In ‘Non disturbare’ apre il trolley degli intervistati. Cosa troveremmo nel suo?
«Dipende dalla giornata in cui l’ho preparato ma, oggi, trovereste pigiamoni e tute perché sono stanca, sto spesso sui tacchi e mi fanno male le caviglie. Poi molti apparecchi tecnologici a cominciare dall’iPad senza il quale non mi muovo perché adoro guardare le serie tv mentre viaggio, ci lavoro e ci faccio tutto. Niente trucchi, però: tanto mi trucca il truccatore e non c’è bisogno che li abbia dietro. In generale cerco di portare sempre il minimo indispensabile, se sto via una notte metto via i campioncini di crema che pesano di meno».

Tiene anche il cellulare in custodia per tutta la durata dell’intervista. Lei lo lascerebbe a qualcuno?
«Non credo, ma non perché abbia particolari segreti. Più che altro nel telefono oggi abbiamo la nostra vita, magari l’amica ti scrive una battuta che potrebbe non essere compresa da un estraneo. Forse il telefono lo cederei, ma sarei molto in ansia».

Il programma si chiama Non disturbare, ma lei quando non vuole essere disturbata?
«Quando sto con i miei figli, con mio nipote e con mio marito: se non devo lavorare le telefonate e le intrusioni mi disturbano molto».

La novità di quest’anno è che non intervisterà solo donne, ma anche uomini. Com’è andata?
«Ho scoperto che è molto più complicato mettere le mani dentro il trolley di un uomo, all’inizio ero molto a disagio: è una cosa che faccio giusto con mio marito. Con le donne è più semplice, abbiamo le stesse cose e ti metti a frugare».

C’è qualcosa in cui si è imbattuta che l’ha imbarazzata di più?
«Toccare le mutande di qualcuno che non è mio marito o mio figlio mi ha fatto un po’ senso».

Suo marito, Lucio Presta, l’ha presa bene?
«Ma certo, si figuri. Quasi tutti gli intervistati, anzi, mi chiedevano subito come stesse e di portargli i loro saluti».

Le chiedono spesso chi intervisterebbe, ma lei da chi si vorrebbe farsi intervistare?
«Da Oprah, la adoro. Se mi facessero certe domande si scoprirebbero un sacco di cose di me, il problema è che non me le hanno mai chieste. Mi piace parlare di me, anche perché quando arrivi a una certa età ti fai meno pensieri. Di certo mi piacerebbe intervistare Sophia Loren un giorno, una vita ricca, l’epoca della Dolce vita, una donna bellissima».

Sophia Loren gliel’ha «scippata» Raffaella Carrà, che l’ha ospitata in A raccontare comincia tu.
«Probabilmente erano amiche da prima, io non l’ho mai incontrata Sophia. L’ho solo sentita al telefono».

Resta che i programmi di interviste ultimamente vanno per la maggiore. È finito il tempo dei talent e dei reality?
«C’è un’epoca per tutto e, evidentemente, i talent e i reality non sono più la novità. Con Non disturbare siamo stati i primi a fare le interviste in questa maniera, sta nascendo una moda: siamo abituati a vedere i personaggi intervistati più volte che ripetono sempre le stesse cose, il lavoro, la carriera e il resto. C’era bisogno di una prospettiva diversa, più intima».

Personaggi tipo Pamela Prati?
«Se c’è un programma in cui non la vedrete quello è il mio».

In una puntata di 1992 il personaggio di Miriam Leone non si considerava «arrivata» finché Maurizio Costanzo non la intervistava. A lei è capitato di aspirare a un certo intervistatore agli inizi?
«Probabilmente Maurizio Costanzo anche per me. Ricordo la mia prima volta nel suo show una quindicina di anni fa, dietro le quinte del Teatro Parioli con le gambe che mi tremavano. Lì non dovevi parlare solo di te, ma più in generale delle storie, delle opinioni e dei pareri ed ero molto spaventata, mi chiedevo se fossi all’altezza».

A Che tempo che fa andrebbe?
«Certo, in passato non siamo mai riusciti a far combaciare gli impegni ma prima o poi succederà. Mi piacciono molto le interviste che fa Fazio, sono molto dissacranti».

Cosa pensa del trasferimento del programma su Raidue?
«Quando un programma è di successo e si è creato uno zoccolo duro il pubblico lo segue su una rete o sull’altra. Non credo che ci saranno grossi cambiamenti, anche perché è perfetto così com’è».

Il 9 luglio saranno presentati i nuovi palinsesti della Rai: qualche desiderio per il futuro?
«Quello di riuscire a preparare i programmi in maniera rilassata, con i tempi giusti perché funzioni. Un tempo si lavorava a un progetto per mesi, oggi è tutto di corsa».

Gli imprevisti sul lavoro come li gestisce?
«Io li adoro, mi danno carica ed energia. Non ho la mania del controllo: ricordo che una volta a Forum il grande Gino Renai a un certo punto buttò una gallina in diretta perché sapeva che queste cose mi divertivano. Più imprevisto di così…».

Vale anche nella vita privata?
«Reagisco molto bene al momento, se devo avere un crollo magari ce l’ho dopo. Per me un problema equivale a una soluzione, immediata. Credo di non riuscire a gestire il senso di impotenza, tutto deve risolversi ora e subito».

L’ultima volta che si è sentita impotente?
«Mi sto sentendo impotente adesso perché mio padre, che ha novant’anni, è molto ammalato. Vorrei rimetterlo in piedi: non se ne può andare sulla sedia a rotelle. Sto lottando, ma non è semplice. Ci proverò fino all’ultimo momento, ma rimane frustrante non poter fare nulla per impedirlo».

Mario Manca, Vanity Fair

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