BELLO FIGO E L’ERRORE DI SANTORO

bello-figo(Tiziano Rapanà) Stavolta Santoro ha toppato clamorosamente, perché ha compiuto un’azione assurda e fuori luogo. Egli – con l’ausilio di Giulia Innocenzi nella seconda puntata di Italia – ha deciso di prendere sul serio Bello Figo, ossia il fenomeno internettiano à la page, che su Youtube si diverte a canticchiare robettine demenziali tipo Pasta con tonno, La scopo in bocca, Vuole il mio cazzo, Mi faccio una segha (testuale, nda) e via discorrendo. Il motivo di tale attenzione è dovuto al brano Non pago affitto, divenuto inspiegabilmente simbolo inverosimile dell’integrazionismo. Inverosimile per via del testo e soprattutto per via della storia creativa del cantante, che è totalmente distante da improbabili intenti satirici. Ne scrivo con cognizione, perché da anni seguo divertito il mondo di Bello Figo. E’ dunque so bene che si tratta di un intrinseco spirito fortemente frivolo, atto alla mera conquista della popolarità web. Una popolarità cercata e ottenuta attraverso motivazioni random, che abbracciano disordinatamente Barbara D’Urso, Andrea Dipré, Silvio Berlusconi, Juventus, Alfonso Signorini, Matteo Renzi e così via. E quindi una cosa vale l’altra pur di avere successo. E’ lampante! E difatti non mi spiego questo fraintendimento, che ha coinvolto anche Santoro. Obiettivamente il conduttore ha condotto il momento televisivo con scherzoso distacco, epperò al tempo stesso ha dedicato alla vicenda una considerazione smisurata, che è stata condita – più dalla Innocenzi che da Santoro – dalla silente e smisurata lode di questa presunta “ironia antidiscriminatoria” (e badate bene che qui si confonde la goliardia con l’ironia ed è molto grave come cosa, sicché quest’ultima narra con un registro paradossale le brutture della realtà… ma Bello figo palesemente cazzeggia, per scopi di notorietà). Comunque l’errore di valutazione non è grave. Anche se si tratta di una brutta caduta di stile, che ha inavvertitamente dato spazio ad un equivoco.

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