Sta per arrivare, su Canale 5, The Wall con Gerry Scotti

Il conduttore si prepara alla nuova sfida di «The Wall», quiz show di «quasi nuova generazione» che dal 2016 tiene banco negli Usa: lunedì 20 debutterà su Canale 5

È un Gerry Scotti in grande spolvero, carico ed energetico, quello che si prepara alla nuova sfida di «The Wall», quiz show di «quasi nuova generazione» che dal 2016 tiene banco negli Usa, su Nbc, con «entusiasmi da Lotteria di Capodanno». E che lunedì 20 debutterà su Canale 5, mandando temporaneamente a riposo «Caduta libera». Un esperimento per ora, lungo 50 puntate, dopo il quale passare il testimone a Bonolis e al suo «Avanti un altro». E, se funziona, riprendere a primavera.

«Pur nel momento dei massimi ascolti di “Caduta libera” (più del 20% dello share “commerciale”), è giusto proporre un’alternanza e sperimentare una novità. I programmi così vivono più a lungo» spiega il direttore della rete Giancarlo Scheri. Per altro il rischio è controllato: il format va bene in tutti i paesi (ormai 13) che l’hanno acquistato.

Per condurlo Scotti era l’uomo gusto (o forse sarebbe più giusto dire inevitabile): alle spalle oltre 4100 puntate nella fascia preserale, 1593 con «Chi vuol essere milionario» (“tenitura” entrata nel Guinness dei primati), 1553 con «Passaparola», circa 500 di «Caduta libera» e 220 di «Money Drop». E ora questo nuovo gioco. Che lui stesso definisce semplice, con tanti soldi in palio (il montepremi a puntata è di 1.5 milioni di euro), molto emozionante. «Si sta come sulle montagne russe».

In gara c’è una coppia che deve rispondere a 11 domande, mentre dall’alto di un muro di 12 metri strutturato come un flipper scende una palla che rotola fino alla casella del premio in denaro che corrisponderà a quella domanda. La sfida si fa più dura nella seconda parte quando la coppia si separa e non sa l’uno quello che fa l’altro, domande e risposte, soldi guadagnati e persi. Per questo le coppie devono essere vere e affiatate. Anche se l’empatia con loro non dura più di una serata: il gioco non prevede che ritornino.

Il che porta a domandare a Scotti quanto nei quiz si “coltivino” artificialmente i concorrenti, si selezionino quelli che funzionano meglio rispetto al pubblico. «Sono equanime. Non li conosco finché non me li trovo davanti in studio. Non cerco la loro complicità né voglio conoscere prima le loro forze e debolezze. E so anche quanto possano cambiare tra provini e registrazione». Quasi impossibile quindi che si scateni una sua reazione se non sono perfetti. «Capitava a Mike che li rimbrottava spesso. È capitato a quel mio esimio collega di cui Ricci ha mandato il fuori onda». Il riferimento è alla famosa sfuriata di Insinna trasmessa da «Striscia». «I tifo sempre per i miei colleghi. Capisco il loro stress. Può capitare a tutti di dare fuori di matto. Certo ha usato espressioni forti e fuori luogo, e verso una concorrente. Si è scusato, però. Giusto che abbia una nuova possibilità. Sono per una seconda chance per tutti».

Dove invece Scotti diventa «giustizialista» è in materia di abusi e molestie sessuali: un fiume in piena. «Chi attenta alla dignità di una donna o di un bambino compie secondo me il crimine più grave. Di questi tempi comunque si sentono raccontare certe cose… Penso a quel personaggio che era un mito e di cui vengono raccontate le avance a una ragazza che gli portava delle uova per colazione. Quello non è un molestatore ma un vecchio sporcaccione, un povero malato che va curato in una clinica. Quanti dei cosiddetti maestri degli anni 40 e 50 oggi verrebbero condannati senza appello… Voi donne non dovete più fargliela fare franca a questi uomini, nessuno deve poter approfittare di ruolo e potere». Ricorda anche le proprie tentazioni: «Se non sono impazzito ai tempi delle letterine…». Da uno psicodramma collettivo all’altro: quello tutto italiano della Nazionale. «Mi tocca molto di più. Ho 61 anni ed è da quando ho memoria che i miei ricordi estivi più belli, con gli amici e con i figli, sono legati ai Mondiali. Soffro già adesso. Che farò la prossima estate? Qualcuna delle mie grigliate speciali o qualche puntata speciale dei miei quiz?». Poi più serio: «Ciascuno raccoglie quello che ha seminato. E hanno seminato davvero male in questi ultimi anni».

Adriana Marmiroli, La Stampa

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